Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1011

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[p. 337 modifica] cognizione, lingua cosí ricca, cosí cólta, cosí letterata ec. ec., lingua cosí copiosa di monumenti d’ogni genere e di tanto pregio; laddove, per lo contrario, la lingua teutonica originaria della tedesca (Andrès, ivi, p. 249, 251, 253, lin. 6, 14, 18, paragonando anche questi ultimi tre luoghi colla p. 266, lin. 9) è difficilissima a conoscere con certezza e impossibile a conoscere se non in piccola parte, è lingua illetterata ed incólta e scarsissima di monumenti, e quelli che ne restano sono per se stessi di nessun pregio (Andrés, 249-254). Aggiungete che l’esser la lingua latina universalmente conosciuta e stata in uso nel mondo, ed ancora in uso in parecchie [p. 338 modifica]parecchie parti della vita civile, non solo giova alla ricchezza della fonte ec. ma anche al poterne noi attingere con assai piú franchezza. Se la lingua teutonica fosse pure stata altrettanto grande e ricca ed a forza di studio si potesse pur tutta conoscere ec., che cosa si potrebbe attingere da una lingua dimenticata e nota ai soli dotti ec. ec.? chi potrebbe intendere a prima giunta le parole che se ne prendessero? ec. Vedi p. 3196 (4 maggio 1821).


*    Il sentimento moderno è un misto di sensuale e di spirituale, di carne e di spirito; è la santificazione della carne (laddove la religion cristiana è la santificazione dello spirito); e perciò, siccome il senso non si può mai escludere dal vivente, questa sensibilità, che lo santifica e purifica, è riconosciuta pel piú valevole rimedio e preservativo contro di lui e contro delle sue bassezze (4 maggio 1821).


*    Alla p. 952. Meno straniera è la lingua francese all’inglese (e perciò meno inetta ad esserle fonte di vocaboli ec.) a cagione dell’affinità che questa seconda lingua prese colla prima, dopo l’introduzione della lingua francese in Inghilterra, mediante la conquista fattane dai normanni (Andrés, luogo cit. poco sopra, p. 252, fine, 255, fine-256, principio; Annali di scienze e lettere, Milano, gennaio 1811, n° 13, p. 30 fine).