Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1052

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[p. 368 modifica] che si studino d’imitarlo (vedi Andrés, t. III, p. 97, nota del Loschi), giacché la loro lingua ne ha perduta interamente la facoltà, e vedi il luogo di Thomas che ho citato altrove.

3.°, Ho già detto in altri luoghi come la lingua francese vada effettivamente degenerando dagli stessi scrittori classici del tempo di Luigi XIV, in proporzione della diversità de’ tempi, naturalmente assai minore di quella che corre fra il tempo presente e quello della formazione, per esempio, della lingua italiana e qual sia il pericolo che corre massimamente l’odierna lingua francese, pericolo veramente non di lei sola, ma di tutte le lingue; e non delle lingue sole, ma delle letterature ugualmente; e non solo di queste, [p. 369 modifica]ma degli uomini e delle nazioni e della vita del nostro tempo; cioè il pericolo di divenir matematici di filosofici e ragionevoli che sono stati da qualche tempo fino ad ora, e di naturali che furono anticamente (14 maggio 1821).


*    Dell’ignoranza del latino presso i greci Vedi Luciano, Come vada scritta la storia (14 maggio 1821).


*    Alla p. 988. Citavano ancora non rare volte i latini (come Cicerone nel libro De senectute) passi anche lunghi di scrittori greci recati da essi in latino. Non cosí i greci viceversa, se non talvolta (e in tempi assai posteriori anche ai principii della chiesa greca) qualche passo di Padri o scrittori ecclesiastici latini rivolto in greco; ma ben di rado, massime in proporzione delle molte autorità di padri greci ec. che recavano i latini,