Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1295

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[p. 68 modifica] è perpetua. Che se non fosse perpetua, [p. 69 modifica]la lingua potrebbe allora perdere dette facoltà e vivere nello stato delle lingue morte. Ma essendo la novità delle cose perpetua, ripeto che non si può conservare la lingua senza mantenerle intieramente le sue primitive facoltà creatrici, e che lo spogliarla di queste è lo stesso che ridurla necessariamente alla barbarie; giacch’ella, barbara o no, finch’è parlata e scritta non può morire; e non potendo vivere nella sua prima condizione, cioè durando la novità delle cose senza ch’ella possa piú esprimerle del suo proprio prodotto, vivrà nella barbarie (8 luglio 1821).


*    Alla p. 1138, fine, aggiungi: 4o, La lingua latina ha prodotto tre figlie, che ancor vivono, che noi stessi parliamo e le di cui antichità, origini, progressi ec. dal principio loro fino al dí d’oggi si conoscono o si possono ottimamente o sempre meglio conoscere. Che, insomma, è quanto dire che la lingua latina ancor vive. E la considerazione di queste lingue, fatta coi debiti lumi, ci può portare e ci porta a scoprire moltissime proprietà della lingua latina antichissima, che non si potrebbero o non cosí bene dedurre dagli scrittori latini; e ciò stante l’infinita tenacità del