<dc:title> Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura </dc:title><dc:creator opt:role="aut">Giacomo Leopardi</dc:creator><dc:date>XIX secolo</dc:date><dc:subject>Saggi</dc:subject><dc:rights>CC BY-SA 3.0</dc:rights><dc:rights>GFDL</dc:rights><dc:relation>Indice:Zibaldone di pensieri I.djvu</dc:relation><dc:identifier>//it.wikisource.org/w/index.php?title=Pensieri_di_varia_filosofia_e_di_bella_letteratura/2196&oldid=-</dc:identifier><dc:revisiondatestamp>20260425191535</dc:revisiondatestamp>//it.wikisource.org/w/index.php?title=Pensieri_di_varia_filosofia_e_di_bella_letteratura/2196&oldid=-20260425191535
Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura - Pagina 2196 Giacomo LeopardiXIX secoloZibaldone di pensieri I.djvu
[p. 101modifica] i quali hanno mutato il genere, la forma ec., in modo che appena o certo piú difficilmente si ravvisano. Ho detto nomi, e intendo parole d’ogni sorta. Ciò fa credere o: 1,o che tal pronunzia di v o f in luogo dello spirito sia piú antica che quella in s, e perciò quelle parole piú anticamente fatte proprie del latino; 2,o o ch’elle, venendo forse dall’eolico, avessero in esso dialetto forma diversa dalla greca comune; 3,o o che in verità sieno passate dal latino al greco, o piuttosto (ed è verisimilissimo) siano di quelle parole primitivamente comuni ad ambe le lingue e derivate da comune madre, il che conferma l’opinione della fratellanza del greco e latino. Bisogna però notare che quello che si cambia nel latino in s (o in h) è lo spirito denso e quello che in v (o forse talvolta in f) il lene. Onde si potrebbe anche concludere che l’uso dello spirito denso, sebbene antichissimo, sia però nelle voci greche piú recente, che quello del lene: che l’uso greco