Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/2354

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[p. 188 modifica] sascrite che alle greche. Il che in ogni modo è segno di ciò che vogliamo dimostrare, cioè che la lingua latina derivata da una stessa o da simil fonte colla greca, o quando anche fosse figlia della greca, conserva i vestigi dell’antichità (e sua e greca) piú della stessa lingua greca, in quanto e nel modo che l’una e l’altra ci sono note (20 gennaio 1822).


*    Virgilio, En., VI, vers. 567-69, dice che Radamanto, [p. 189 modifica]Radamanto, il giudice criminale delle anime, condanna coloro che non hanno fatto ammenda delle loro colpe: Castigatque auditque dolos; subigitque fateri Quae quis apud superos, furto laetatus inani (cioè vanamente rallegrandosi di aver negata agli Dei la soddisfazione dovuta loro per li suoi falli), Distulit in seram commissa piacula mortem. Parole notabilissime perché danno a conoscere come anche i gentili avessero chiara idea ed opinione della possibilità e necessità della penitenza e dell’empietà e stoltezza di chi indugia a pentirsi e placar gli Dei sino alla morte. E notate qui in Virgilio un’espressione quasi cristiana. Della possibilità e necessità d’impetrare dagli Dei il perdono delle proprie colpe, vedi Senofonte, Memorab., l. II, c. 2, p. 14 (22 gennaio 1822).