Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/2400

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[p. 217 modifica] sia menomamente proprio dell’essenza loro né compatibile colla natura delle lingue vive e che nessuno s’immagina di riconoscere in essi (29 marzo, venerdí dell’Addolorata, 1822).


*    Πάλιν δὲ ὲρωτώμενος (Socrate), ἡ ἀνδρεία πότεθον εἴη διδακτὸν ἢ φυσικὸν; οιμαι μεν, ἔφη, ὥσπερ σῶμα σώματος ιοχυρότερον πρὸς τοὺς πόνους φύεται, οὕτω καὶ ψυχὴν ψυχῆς ἐρῥωμενεστέραν πρὸς τὰ δεινὰ φύσει γίγνεσθαι. ῾Ορῶ γὰρ ἐν τοῖς αὐτοῖς νόμοις τε καὶ ἔθεσι τρεφομένους πολύ διαφέροντας ἀλλήλων τόλμῃ. Νομίζω μέντοι πᾶσαν φύσιν μαθήσει καὶ μελέτῃ πρὸς ἀνδρείαν αὔξεσθαι. Xενοφ. ἀπομνημ. β.γ.᾽ κεφ. θ.᾽ §. α᾽-β᾽.. [p. 218 modifica]Cosí possiamo discorrere di tutto il resto (16 aprile, Martedí in Albis, 1822).


*    Rinunziare o sbandire una nuova parola o una sua nuova significazione, per forestiera o barbara ch’ella sia, quando la nostra lingua non abbia l’equivalente o non l’abbia cosí precisa e ricevuta in quel proprio e determinato senso, non è altro e non può esser meno che rinunziare o sbandire e trattar da barbara e illecita una nuova idea e un nuovo concetto dello spirito umano (18 aprile, Giovedí in Albis, 1822).