Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/2876

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[p. 50 modifica] neppur si è sempre in caso di fare che il resto, sebbene ancor non sia fatto o non abbia preso piede, non gli corrisponda; almeno non sempre si può riuscire ad impedirlo perfettamente, o a far che, impeditolo, la macchina cammini bene e regolarmente e senza imbarazzi e contrapposizioni e disturbi ec., disordini, effetti contraddittorii ec. (1 luglio 1823).


*    L’uomo si rassegna a soffrire passivamente o a non godere, ma niuno si rassegna a faticare invano e senza niuna speranza, o a faticar molto per cose da nulla; niuno si rassegna a soffrire attivamente senz’alcun frutto. Quindi è che dall’abito della rassegnazione sempre nasce noncuranza, negligenza, indolenza, inattività, e finalmente pigrizia e torpidezza e insensibilità, e quasi immobilità (2 luglio 1823).


*    Dico altrove che l’uso di crear giudiziosamente e parcamente nuovi composti fu mantenuto dagli autori latini, e massime da’ poeti, non solo fino alla intera formazione della lingua e della letteratura, ma nello stesso secolo d’oro della latinità e nel tempo che immediatamente gli succedette. Di quest’uso parla Macrobio