Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3014

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[p. 134 modifica] dall’universale della nazione, né parevano ricercate, perché tutta la nazione, benché non usasse familiarmente né in iscrittura prosaica le inflessioni e voci omeriche, le conosceva però e v’aveva l’orecchio assuefatto per lo gran divulgamento de’ versi d’Omero cantati da’ rapsodi per le piazze e le taverne, e saputi a memoria fino da’ fanciulli. Vedi p. 3041. Il che non accadde a’ poemi di Dante, il quale non fu mai in Italia neppur poeta di scuola, come Omero in Grecia presso i grammatisti medesimi, o certo presso i grammatici (vedi il Laerzio del Wetstenio, tom. II, p. 583, not. 5); né il dialetto o linguaggio poetico italiano è o fu mai quello di Dante. Dico generalmente parlando, e non d’alcuni pochi e particolari poeti, suoi decisi imitatori, come Fazio degli Uberti, l’autore del Quadriregio Federico Frezzi, ed alcuni [p. 135 modifica]dell’ultimo secolo, come il Varano. Neppur la lingua del Petrarca è quella di Dante, né da lui fu presa, né punto si serve de’ particolari dialetti.

Non potendo dunque i dialetti somministrare inflessioni rimote dall’uso corrente