Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3017

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[p. 136 modifica] affatto ai primi scrittori e poeti di qualsivoglia nazione, i quali non trovano antichità di lingua scritta, non ponno se non debolmente, confusamente e scarsamente conoscere le antichità della lingua parlata, e conoscendole ancora, o in quanto le conoscono, non ponno se non molto parcamente adoperarla per non riuscire oscuri e affettati alla nazione ignorante e non assuefatta ad altro linguaggio nazionale mai se non solo al suo corrente e giornaliero. Quindi è che quei primi poeti e scrittori debbono necessariamente rivolgersi al linguaggio per la piú parte, e in genere, familiare, e conseguentemente eziandio pigliare un stile che sappia sempre piú o meno di familiare, in qualsivoglia materia ch’ei trattino e genere di scrittura ch’egli esercitino (23 luglio 1823).


*    Come la lingua sascrita, prodigiosamente ricca, tragga e formi la sua ricchezza da sole pochissime radici, col mezzo del grand’uso ch’ella fa della composizione e derivazione de’ vocaboli, vedi l’Encyclopédie méthodique, Grammaire et littérature, article Samskret, particolarmente il passo