Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3141

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[p. 206 modifica] dell’Eroe vittorioso quanto a quello di un altro Eroe a lui per molti lati pari e seco lui compensabile e comparabile ma soccombente. Come fece Omero, perché nell’Iliade Ettore è, e fu voluto rappresentare, espressamente comparabile ad Achille.

Turno non occupa se non pochissima parte dell’Eneide, e riesce cosí poco interessante che certo la sua sventura e morte non ha mai tratto ad alcuno un sospiro. Gli Eroi de’ barbari nella Gerusalemme sono appostatamente piú d’uno e di ugualissimo pregio,1 sicché l’interesse non si determina per alcuno di loro, né della loro morte o calamità niuno si compiange, né a veruna di queste morti o calamità tendono le fila del poema. Di piú il Tasso, stante lo spirito del suo tempo, e stante che in quel caso pareva che la religione interdicesse, come suole, e confondesse colla empietà l’imparzialità, non poté a meno [p. 207 modifica]di rappresentare con tratti odiosi (in alcuno piú in altri manco, ma generalmente, e massime in Solimano ed Argante, odiosi) i nemici de’ cristiani. Quindi nella presa di Gerusalemme niuno sente per niun modo la sventura e il disastro di quella città infedele, né

Note

  1. Argante, Clorinda, Solimano. Questi ed Argante sono anche espressamente emuli, ma tutti tre pari di valore. Altri eroi degl’infedeli non v’ha nella Gerusalemme. Vedi p. 3535.