Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3628

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[p. 72 modifica] paiono amabilissimi e pregevolissimi per la loro semplicità ec., ma certo a’ contemporanei dovettero riuscire poco cólti. Osservo infatti che fra gli scrittori dell’aureo secolo quelli che fra noi tengono le prime lodi per la semplicità e dello stile e della lingua (la quale in loro è sempre notabilmente affine alla frase italiana e moderna, ed anche a quella de’ tempi bassi), o non si trovano pur nominati dagli antichi, o appena, o in modo che la loro stima si vede essere stata come di autori, al piú, di second’ordine. Tali sono Cornelio Nepote, Celso, Fedro, giudicato dal Le Fevre il piú vicino alla semplicità di Terenzio (vedi Desbillons, Disputat. II, de Phaedro, in fine) e simili. De’ quali gli stessi moderni, vedendo la diversità della loro frase da quella degli altri aurei, e giudicandola non latina (perché non molto illustre) hanno disputato se appartenessero al secol d’oro, ed anche se fossero antichi ed hanno penato a riconoscerli per autori dell’aurea latinità, e le Vite di Cornelio sono state attribuite ad Emilio Probo (autore [p. 73 modifica]assai basso) per ben lungo tempo e in molte edizioni ec. Celso è stato creduto piú moderno di quello che è ec. Fedro è stato attribuito al Perotti