Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3690

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[p. 110 modifica] divenire sciens, cioè quasi imparare, intendere, conscius, certior fieri, divenire, esser fatto consapevole, e quel che i latini dicono discere, il qual verbo (che manca del supino) spetta pure a questa categoria. E poiché i perfetti e supini di tali verbi (se e’ gli hanno) non sono regolari, io credo che ciò sia perché questi non son loro, ma di altri verbi originali, ne’ quali essi [p. 111 modifica]sarebbero regolari, e stimo che tale irregolarità e tali perfetti e supini convenienti ad altri verbi, e sconvenienti (per analogia grammaticale) a quei verbi a cui ora appartengono, dinotino altri verbi originali perduti. Massime che si trovano vestigi de’ supini ec. regolari di detti verbi ch’ora esistono, come noscitare, nasciturus, che mostrano i regolari supini di nascor e nosco, cioè noscitus e nascitus; i quali non è verisimile che sieno stati contratti essi medesimi in natus e notus, e che sieno grammaticalmente tutt’uno con questi.1) Il difettivo novi novisti, usato in senso presente ec. (ond’e’ non si può considerare per parte di nosco, come fanno i grammatici) è, secondo me, un avanzo e un segno

Note

  1. Posco ha poposci, cioè, tolta la duplicazione (ch’è un accidente), posci regolare, e non povi. Perché dunque nosco novi? Posco non ha il supino oggidí. Perché scisco scivi, suesco evi, e non suesci, nosci ec.?