Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/4273

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*   Metrodoro epicureo, ap. Ateneo, libro XII, p. 546, f. ὁ κατὰ φύσιν βαδἱζων λόγος che cammina, procede, secondo natura. Il qual luogo è spiegato dal Casaubono negli Addenda Animadversionibus, al capo 12.


*    Nella version latina di quel passaggio del Riccio rapito di Pope (canto 1) che contiene la descrizione della toilette, fatta dal Dottor Parnell (versione assai bizzarra, e che parrebbe piuttosto fatta nell’ottavo secolo che nel decimottavo, poiché consiste di versi dei quali ogni mezzo verso rima coll’altro mezzo, per esempio Et nunc dilectum speculum, pro more retectum, Emicat in mensa, quae splendet pyxide densa, che sono i primi), trovo questi due versi, di séguito: Induit arma ergo Veneris pulcherrima virgo: Pulchrior in praesens tempus de tempore crescens, dove, come si vede, ergo fa rima con virgo e praesens con crescens. Che dicono gl’italiani di questa pronunzia? (Recanati, 5 aprile 1827). Vedi p. 4497.


*   Tricae-tracasserie, tracasser, tracassier ec.


*    Aerugo, o rubigo o robigo, ruggine-rouille, coi derivati.


*    Alla p. 4266. Io stesso, che pur non ho maggior piacere che il leggere, anzi non ne ho altri, ed in cui il piacer della lettura è tanto piú grande, quanto che dalla primissima fanciullezza sono sempre vissuto [p. 218 modifica]in questa abitudine (e l’abitudine è quella che fa i piaceri) quando talvolta per ozio, mi son posto a leggere qualche libro per semplice passatempo, ed a fine solo ed espresso di trovar piacere e dilettarmi; non senza maraviglia e rammarico, ho trovato sempre che non solo io non provava diletto alcuno, ma sentiva noia e disgusto fin dalle prime pagine. E però io andava cangiando subito libri, senza però niun frutto; finché disperato, lasciava la lettura, con timore che ella mi fosse divenuta insipida e dispiacevole per sempre, e di non aver piú a trovarci diletto: il quale mi tornava però subito che io la ripigliava per occupazione, e per modo di studio, e con fin d’imparare qualche cosa, o di avanzarmi generalmente nelle cognizioni, senza alcuna mira particolare al diletto. Onde i libri che mi hanno dilettato meno, e che perciò da qualche tempo io non soglio piú leggere, sono stati sempre quelli che si chiamano