Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/58

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
Pagina 58

../57 ../59 IncludiIntestazione 16 settembre 2009 100% Saggi

57 59

[p. 167 modifica] che negli altri, in quanto questi possono supporre se non colla ragione, la quale è ben persuasa del contrario, almeno coll’immaginazione, che non si persuade mai, che ci sia uno stato miglior del loro; ma quelli già nell’apice dell’umana felicità, trovandola vana anzi miserabilissima, non possono piú ricorrere neppur col pensiero in nessun luogo, arrivati, per cosí dire, al confine e al muro, e quindi dovrebbono guardar questa vita come abitazione veramente orribile per ogni parte e disperata, se già i loro desiderii non si volgono ai gradi e condizioni inferiori, ovvero a quei miserabili accrescimenti di felicità che un principe si può sognare, come conquiste ec.


*   Disse la dama: Voi mi avete rappacificata colla poesia. — Godo assai, rispose quegli, d’avere riconciliate insieme due belle cose.


*   Non ci sarebbe tanto bisogno della viva voce del maestro nelle scienze, se i trattatisti avessero la mente piú poetica. Pare ridicolo il desiderare il poetico, per esempio in un matematico; ma tant’è: senza una viva e forte immaginazione non è possibile di mettersi nei piedi dello studente e preveder tutte le difficoltà ch’egli avrà e i dubbi e le ignoranze ec., che pure è necessario e da nessuno si fa, né anche da’ piú chiari, che però non s’impara mai pienamente una scienza difficile, per esempio le matematiche, dai soli libri.


*   Tutto si è perfezionato da Omero in poi, ma non la poesia.


[p. 168 modifica]
*   Per un’ode lamentevole sull’Italia può servire quel pensiero di Foscolo nell’Ortis, lett. 19 e 20 Febbraio 1799, p. 200, ediz. di Napoli 1821.


*   Una facezia del genere ch’io ho detto in un altro pensiero essere stato proprio degli antichi è quella degli Antiocheni che dicevano dell’imperatore Giuliano che aveva una barba da farne corde (Julianus in Misopogone): la qual facezia allora applaudita e sparsa per tutta la città e capace di muover Giuliano a scrivere un libro ironico e giocoso (certo elegante, e negli scherzi si può dir attico e lucianesco e infinite volte superiore ai suoi Caesares, senza sofistumi nello stile né in altro, e senza affettazioni né pur nella lingua, per altro elegante e ricca, e ciò perché questo è un libro scritto per circostanza e non ἐπιδεικτικὸς come i Caesares) contro gli Antiocheni, ora ai nostri delicati, francesi ec., parrebbe grossolana, e di pessimo gusto. Vedi p. 312.


*   E tanto è miser l’uom quant’ei si reputa, disse eccellentemente il Sanazzaro, egloga ottava. Ora in quello stato ch’io diceva in un pensiero poco sopra, egli non riputandosi misero né anche sarebbe stato, come ora tanti in condizione alquanto