Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/685

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[p. 131 modifica] quelli che intendono bene o sanno veramente parlare altra lingua fuori della propria loro. Il che se derivi da superbia nazionale o da questo che, usandosi la loro favella per tutto il mondo, non hanno bisogno d’altra per ispiegarsi con chicchessia, o vero, quanto alla intelligenza ed uso de’ libri forestieri, dalla facilità e copia delle traduzioni che hanno, questo non è luogo da ricercarlo (23 febbraio 1821).


*    La lingua italiana porta pericolo, non solo quanto alle voci o locuzioni o modi forestieri e a tutto quello ch’è barbaro, ma anche (e questo è il principale) di cadere in quella timidità, povertà, impotenza, secchezza, geometricità, regolarità eccessiva che abbiamo considerata [p. 132 modifica]piú volte nella lingua francese. Infatti, da un secolo e piú, ella ha perduto, non solamente l’uso, ma quasi anche la memoria di quei tanti e tanti idiotismi e irregolarità felicissime della lingua nostra, nelle quali principalmente consisteva la facilità, l’onnipotenza, la varietà,