Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/977

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[p. 310 modifica] delle somme cause del diletto ch’ella produce? Or dunque non è meglio che lo scrittore, volendo scrivere in questa maniera, si metta a fare il pittore? non ha sbagliato mestiere? non produrrebbe egli molto meglio quegli effetti che vuol produrre scrivendo cosí? Non c’é maraviglia dove non c’é difficoltà. E che difficoltà nell’imitare in questo modo? Che difficoltà nell’esprimere il calpestio dei cavalli col trap trap trap, e il suono de’ campanelli col tin tin tin, [p. 311 modifica]come fanno i romantici? (Bürger, nell’Eleonora, Biblioteca Italiana, tomo VIII, p. 365). Questa è l’imitazione delle balie e de’ saltimbanchi, ed è tutt’una con quella che si fa nella detta maniera di scrivere e coi detti segni, sconosciutissimi e con ragione a tutti gli antichi e sommi (22 aprile, giorno di Pasqua, 1821).


*    Quanto piú qualsivoglia imitazione trapassa i limiti dello strumento che l’è destinato e che la caratterizza e qualifica, tanto piú esce della sua natura e proprietà, e tanto piú si scema la maraviglia, come se nella scultura che imita col marmo s’introducessero gli occhi di vetro o le parrucche invece delle chiome scolpite. E cosí appunto si deve dire in ordine alla scrittura, la quale imita colle parole e non deve uscire del suo strumento. Massime se questi nuovi strumenti son troppo facili e ovvi,