Pensieri e giudizi/IV/IV

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IV.

La sapienza politica di Leone XIII è stata pari alla insipienza dei governanti italiani e alla mellonaggine del nostro volgo patrizio e plebeo. L’Italia, specialmente meridionale, ripullula, per opera del papetto dal sorrisetto volteriano, di conventi sotto altro nome, in barba alla legge; e la così detta «milizia di Cristo» è cresciuta e cresce sempre più di numero, di audacia, di operosità.

La democrazia cristiana è un tranello teso alla buona fede del popolo, alla tolleranza degli acchiappanuvole e alla balordaggine mascherata di furberia, onde van famosi gli apostoli del pane. I quali altro non vedendo nella storia che la questione economica, lasciano invadere il campo alle ortiche cattoliche; e, lusingandosi di potersene all’occasione giovare, fan combutta coi preti e si reggono il sacco a vicenda. Così la decrepi[p. 83 modifica]ta istituzione medievale, che più non avrebbe ragione di esistere, stende le sue branche vischiose oltre il presente, e si accaparra, come può, l’avvenire. E la gloria di questo rigoglio postumo del cattolicismo è dovuta a Leone XIII e, bisogna essere giusti, alla connivenza degli ideologi.