Per la festa dell'unità italiana nel 1863

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Maria Alinda Bonacci Brunamonti

1863 P Indice:Per la festa dell'unità italiana.djvu Poemi/Scritture di donne letteratura Per la festa dell'unità italiana nel 1863 Intestazione 26 gennaio 2012 100% Poemi

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PER LA FESTA


DELL’UNITÀ ITALIANA


NEL 1863


CANTO


DI MARIA ALINDA BONACCI


DEDICATO ALLA SUA DILETTA PATRIA


PERUGIA





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Del dì nascente il mattutino raggio
     La terza volta a giubilar ci desta,
     E ogni città d’Italia ogni villaggio
                    4Esulta a festa.
   
E giunge il suono degli allegri accenti
     Là del veneto mar fino alle sponde,
     Quindi sul Tebro alle romulee genti
                    8L’eco risponde.
   
Ah l’aspettar non sia penoso e greve,
     O Italia mia, chè alla regal tua chioma
     Stelle lucenti splenderan fra breve
                    12Venezia e Roma.
   
Or del presente fra la nebbia oscura
     Mite raggio e cortese è la speranza,
     E l’avvenir con lenta ma secura
                    16Ala s’avanza.

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Ma perchè l’invocata ora s’affretti
     Più che l’armi e l’ardir, da noi si chiede
     Fraterna gara di concordi affetti
                    20Costanza e fede:

Fede che intorno alla Sabauda Croce
     Dal Po ci stringa, dall’Oreto all’Arno,
     E i nemici con vana ira feroce
                    24Fremano indarno:

Fede in Vittorio che dei ferri al lampo
     Rivendicò leggiadramente ardito
     L’italo onor che di Novara al campo
                    28Giacque tradito.

Tal frutto sempre la semenza arreca
     Degli insensati civici furori;
     Così prevale l’arroganza bieca
                    32Degli oppressori!

E così lo stranier su noi si lancia
     Esultando al livor che ne divide,
     Ci ponta al dorso la cruenta lancia
                    36E insulta e ride:

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Così fuggendo le ingiustizie e l’onte
     Fino all’ultimo lido oceanino,
     Chinasti, Alberto, la tradita fronte
                    40Al reo destino.

Ma se il funesto error piangemmo assai
     Contemplando d’Italia il lungo scempio,
     Deh non si vegga rinnovar più mai
                    44Il tristo esempio!

Non più a turbarne la vittoria intera
     Rieda il dissidio a lacerarne il seno,
     E i petti attoschi l’infernal Megera
                    48Col suo veleno:

Nè torni più malaugurata l’ora
     Che insana febbre il nostro senno offenda,
     E d’Aspromonte la sinistra aurora
                    52Mai più non splenda,

Quando la Libertà la fronte afflitta
     Chinò, sclamando nella sua paura:
     La vittoria non men che la sconfitta
                    56È una sventura!

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Ma come in grembo alla procella emerge
     Ne’ più vaghi colori iride accesa,
     E non doma dai venti al Ciel s’aderge
                    60La quercia illesa,

Del periglio al cessar ti riconsola
     Così, mia Patria, a più bei dì ti appresta,
     E ammaestrata alla dolente scola
                    64Ergi la testa.

Ergi la testa, e d’ogni parte senti
     Per tutta Europa un agitarsi arcano,
     Chè sotto il piè delle riscosse genti
                    68Bolle un vulcano:

E nell’incendio universal divampa
     Lo Scita anch’esso, e al freddo ciel lo Sveco,
     E il Polacco, fin là dove s’accampa
                    72L’Unghero, il Greco.

Nè fia che lasci un solo invendicato
     De’ dritti suoi l’umanità redenta,
     Cui de’ tiranni invan l’orgoglio armato
                    76Resister tenta.

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Argine a contenere oggi non basta
     L’inevitabil corso alla fiumana,
     Chè a decreto del Ciel non si contrasta
                    80Da forza umana.

E tu pur da tuoi monti alla marina,
     O Italia, erede della gloria avìta
     Sul soglio antico tornerai regina
                    84Libera e unita.

Oh spiegar possa tosto alba sì lieta
     Sul sereno orizzonte il roseo manto,
     E a salutarla l’italo poeta
                    88Sorga col canto!

Così ardenti i miei preghi alzando a Dio,
     Donzella inerme nella mia celletta
     Coi voti affretto l’avvenire anch’io,
                    92Patria diletta!



Questo Canto fa seguito ai nazionali dell’Autrice.