Per la liberazione d'Italia

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Vincenzo Monti

1891 P Indice:Poesie (Monti).djvu Letteratura Poesie Intestazione 20 luglio 2017 75% Da definire

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Nuvola apps bookcase.svg Questo testo fa parte della raccolta Poesie (Monti)


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PER LA LIBERAZIONE D’ITALIA


Contenuto: Il p. rivede, dopo l’esilio, e saluta commosso l’Italia, già invasa da’ barbari (1-12), prima che Napoleone, scendendo dalle Alpi con maravigliosa velocità, vincesse la battaglia di Marengo, che liberò la patria dagl’invasori (13-36). Il Po rechi la novella della vittoria all’Adria, e sì le dica: Napoleone non ha finito di combattere, e dov’è lui, è vittoria e libertà (37-44). Libertà, che ora trionfò per opera dell’ucciso e pur invidiato Desaix (45-60). Su le Alpi, ove l’eroe fu sepolto, verrà l’ombra d’Annibale a chiedergli del nuovo audace passaggio, ed egli, il Desaix, risponda, mostrando di quanto le virtú del Bonaparte superassero e superino le virtú di lui (61-92). — Nel pomeriggio del 28 aprile 1799 entrarono in Milano, vittoriosi de’ Francesi, gli Austro-Russi, i quali, guidati gli uni dal Melas, gli altri dal Suwarow, approfittando della lontananza di Napoleone, occupato nella guerra d’Egitto, erano discesi in Italia, distruggendo le repubbliche italo-francesi e impadronendosi della Lombardia e del Piemonte. In questa occasione, molti ardenti repubblicani ricoverarono in Francia, e tra essi il Monti; il quale fuggi forse nella stessa sera del 28 aprile, riparando prima in Piemonte, poi, dopo un viaggio penosissimo, sostenuto con magnanima rassegnazione, in cui, per la povertà sua estrema, dovè sfamarsi di soli frutti cascati dagli alberi (cfr. Card. Lett. al Bett., nota 24; Ach. Monti, p. 43 e Vicchi VIII, 711 e segg.), a Parigi, dove visse miseramente e donde tornò in Italia nel 1801. Napoleone, saputa l’invasione nordica, con incredibile rapidità, tornò in Francia, valicò le Alpi, riconquistò Milano (2 giugno 1800), su la pianura di Marengo il 14 dello stesso mese diede, specialmente per [p. 126 modifica]opera del valorosissimo Desaix (cfr. la nota al v. 51), una memoranda sconfitta ai nemici, che furono costretti, per la pace di Lunéville (9 febbraio 1801), a ritirarsi di là dell’Adige, confine fra gli stati austriaci e la cisalpina. Napoleone, dopo la battaglia di Marengo, entrò glorioso in Milano il 16 giugno, passando per porta Ticinese, ove poi sorse l’arco maestoso al vincitore debellatore pacificatore. Cfr. De Cast. St., p. 89. — L’ode presente, che in alcune edizioni è anche intitolata Il ritorno, fu composta subito dopo la gran battaglia liberatrice e pubblicata in Bologna, prima separatamente senza indicazione d’editore, poi nell’Antologia repubblicana. Anche il Gianni (cfr. la nota al v. 196 del c. I della Mascher.) cantò La battaglia di Marengo. Cfr. Vicchi VIII, p. 220. — Il metro è la strofa ottonaria, composta di quattro versi, alternativamente piani e tronchi rimati. Per la storia del verso e della strofa ottonaria in Italia, cfr. Card. Conv. Cr., p. 219 e segg.

Bella Italia, amate sponde,
     Pur vi torno a riveder!1
     Trema in petto e si confonde
     4L’alma oppressa dal piacer.
Tua bellezza, che di pianti
     Fonte amara ognor ti fu,
     Di stranieri e crudi amanti
     8T’avea posta in servitú.2
Ma bugiarda e mal sicura
     La speranza fia de’ re:
     Il giardino di natura3,
     12No, pei barbari non è.
Bonaparte al tuo periglio
     Dal mar libico4 volò;
     Vide il pianto del tuo ciglio,
     16E il suo fulmine impugnò.5
Tremâr l’Alpi, e stupefatte
     Suoni umani replicar!6
     E l’eterne nevi intatte
     20D’armi e armati fiammeggiar.7

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Del baleno al par veloce
     Scese il forte, e non s’udí:8
     Che men ratto il vol la voce
     24Della Fama lo seguí.
D’ostil sangue i vasti campi9
     Di Marengo intiepidîr,10
     E de’ bronzi11 ai tuoni ai lampi
     28L’onde12 attonite fuggîr.
Di Marengo la pianura
     Al nemico tomba diè.
     Il giardino di natura,
     32No, pei barbari non è.13
Bella Italia, amate sponde,
     Pur vi torno a riveder!
     Trema in petto e si confonde
     36L’alma oppressa dal piacer.
Volgi l’onda al mar spedita,
     O de’ fiumi algoso re;14
     Dinne all’Adria che finita
     40La gran lite ancor non è;15
Di’ che l’asta il franco Marte16
     Ancor fissa al suol non ha,
     Di’ che dove è Bonaparte
     44Sta vittoria e libertà.17
Libertà, principio18 e fonte

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     Del coraggio e dell’onor,
     Che, il piè in terra19, in ciel la fronte,
     48Sei del mondo il primo amor.
Questo lauro al crin circonda:20
     Virtú patria lo nutrí,
     E Desaix21 la sacra fronda
     52Del suo sangue colori.
Su quel lauro in chiome sparte
     Pianse Francia e palpitò:22
     Non lo pianse Bonaparte,
     56Ma invidiollo23 e sospirò.
Ombra illustre, ti conforti
     Quell’invidia e quel sospir:
     Visse assai chi ’l duol de’ forti
     60Meritò nel suo morir.
Ve’ sull’Alpi24 doloroso
     Della patria il santo amor,
     Alle membra dar riposo
     64Che fur velo25 al tuo gran cor.
L’ali il tempo riverenti
     Al tuo piede abbasserà:26
     Fremeran procelle e venti,
     68E la tomba tua starà27.
Per la cozia orrenda valle,28
     Usa i nembi a calpestar.
     Torva l’ombra d’Anniballe29
     72Verrà teco a ragionar.
Chiederà di quell’ardito,
     Che secondo l’Alpe aprí.

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     Tu gli mostra il varco a dito,
     76E rispondi al fier cosí:
Di prontezza e di coraggio
     Te quel grande superò:
     Afro, cedi, al suo paraggio30;
     80Tu scendesti, ed ei volò.
Tu dell’itale contrade
     Aborrito destruttor:
     Ei le torna in libertade,
     84E ne porta seco il cor31.
Di civili eterne risse
     Tu a Cartago rea cagion:
     Ei placolle e le sconfisse
     88Col sorriso e col perdon.32
Che piú chiedi? Tu ruina,
     Ei salvezza al patrio suol.
     Afro, cedi e il ciglio inchina:
     92Muore33 ogni astro in faccia al sol.

Note

  1. 2. Pur vi torno ecc.: Dopo il 14 giugno 1800 il M. non tornò subito di Francia: ma qui si finge tornato, perché al ritorno era tolto ogni politico impedimento.
  2. 5. Tua bellezza ecc.: Filicaia: «Italia, Italia, o tu cui feo la sorto Dono infelice di bellezza ond’hai Funesta dote d’infiniti guai.... Deh fossi tu men bella o almen piú forte». Di questo felice concetto, qui rinnovato assai bene, si ricordò il M. anche nel Beneficio, 121: «Ed ella (l’Italia), che fatal la sua bcltate Sapea per prova, del suo stato in forse Già ritornava alle temenze usate».
  3. 11. Il giardino di natura: l’Italia. Dante Purg. VI, 105: «il giardin dell’imperio». Petrarca P. III, canz. iv, 56: «del mondo la piú bella parte».
  4. 14. Dal mar libico: dall’Egitto. Cfr. la nota d’introduzione. Altrove (Beneficio, 124): «Ma colla man su l’elsa la soccorse D’un suo tal riso il gran guerrier, che piena Al cor fidanza o securtà le porse».
  5. 16. E il sno fulmine ecc.: Per la pace di Campof., 7: «Già l’invitto Bonaparte Il suo fulmino posò».
  6. 17. Tremâr l’Alpi ecc.: Cfr. Mascher. II, 118 e segg. — e stupefatte ecc.: e maravigliate della cosa insolita, echeggiarono di voci umane.
  7. 19. E l’eterne eco.: «Fra le nevi, fra le nebbie, fra le nubi apparivano le armi risplendenti, apparivano gli abiti coloriti dei soldati; quel miscuglio di natura morta, e di natura viva era spettacolo mirabile». Botta, vol. IV, p. 10.
  8. 21. Del baleno ecc.: Accenna alla quasi improvvisa e certo inaspettata discesa di Napoleone in Italia, passando per il gran S. Bernardo e vincendo «con arte e costanza» gli ostacoli posti all’impresa dalla natura e dai nemici, i quali, difendendo valorosamente il forte di Bard, impedivano l’uscita della Val d’Aosta. La fanteria e la cavalleria passarono per il monte Albaredo: quanto all’artiglieria, il console, «a fine d’impedir il romore dei carretti, distendeva letame per la contrada principale di Bard, avviluppava con istrame i cerchi delle ruote, e tirando alla dilunga, velocemente, e di nottetempo operava, che le artiglierie riuscissero felicemente oltre alla terra. S’accorgeva il castellano dell’arte usata dagli avversari, e folgorava con grandissimo furore per il buio della notte: ma la oscurità da una parte, la celerità dall’altra furono cagione, che i repubblicani patirono poco danno in questa straordinaria passata». Botta vol. IV, p. 14.
  9. 25. i vasti campi: le pianure tra Alessandria e Tortona, in mezzo alle quali è Marengo.
  10. 26. intiepidîr: si bagnarono di tiepido sangue.
  11. 27. de’ bronzi: dei cannoni.
  12. 28. l’onde: le acque della Bormida e dell’Orba, che scorrono in quelle pianure,
  13. 31. Il giardino ecc.: Ripete i vv. 11-12 e poi quelli della prima strofa, che sono il concetto fondamentale dell’ode, perché, dopo accennata la vittoria sopra i nemici, sta bene ed è conveniente allo slancio lirico il confermare quel che la vittoria fruttò, voglio dire la liberazione d’Italia dagli stranieri.
  14. 38. de’ fiumi ecc.: il Po, massimo de’ fiumi italiani (cfr. Virgilio Georg. I, 482: Fluviorum rex Eridanus), che nasce dal Mouviso nelle Alpi Cozie, bagna Torino, Casale, Piacenza ecc.eo sbocca nell’Adriatico per parecchi rami, che prendon nomi diversi.
  15. 39. Dinne ecc.: Il p., nel suo amore per l’Italia, vuole che il Po affretti il suo corso per dire alla Venezia, schiava dell’Austria (cfr. la nota d’introduzione a p. 121) che speri, poiché la guerra non è ancor terminata (l’asta il franco Marte Ancor fissa al suol non ha), d’essere anch’essa, quando che sia, liberata.
  16. 41. franco Marte: Napoleone.
  17. 44. Sta vittoria ecc.: cfr. i vv. 83 e seg. del Con. Cis. in Lione.
  18. 45. ecc.: Il Fanatismo, 1: «Dolce dell’almo universal sospiro Libertà, santa dea,...».
  19. 47. il piè in terra ecc.: Accusativi di relazione. Cfr. la nota al v. 26, p. 3. Virgilio (En. IV, 177), della Fama: Ingrediturque solo et caput inter nubila condit.
  20. 49. al crin circonda: Costruzione latina.
  21. 51. Desaix: il generale Luigi Carlo Desaix, nato nel 1768, che combatté col primo console in Egitto e morí nella giornata di Marengo, dopo essere stato, pel suo sopraggiungere ad ora tarda nel campo di battaglia con fresche milizie, la principal causa della vittoria dei Francesi. «Erano le cinque della sera: già da piú di dieci ore si combatteva: gli Austriaci vincitori si rallegravano; tenue speranza, e solo in Desaix rimaneva ai Francesi di risorgere». Botta, vol. IV. p. 28.
  22. 53. Su quel lauro ecc.: Altrove il M. (La pace, 30) chiama il Desaix «morta speranza, eterno affanno Degl’italici petti, ed infinito Pubblico danno».
  23. 56. invidiollo: per la gloriosa morte fatta.
  24. 61. sull’Alpi: il Desaix fu sepolto nella chiesa del gran S. Bernardo.
  25. 64. velo: Spesso il Petrarca chiama velo il corpo. Cfr., p. e., P. II. son. 34: «quel che tanto amasti, E laggiuso è rimaso, il mio bel velo». Cfr. anche P. II, canz. 1, 38; son. 41, 87 ecc. e Tasso IV, 44 ecc.
  26. 65. L’ali ecc.: il tempo che, con sue fredde ale, secondo il Foscolo, spazza fin le rovine dei sepolcri, rispetterà la tua tomba.
  27. 68. starà: non sarà distrutta.
  28. 69. Per la cozia... valle: per lo Alpi, in genere; che il gran S. Bernardo, ove fu sepolto il Desaix, è nelle Alpi Pennine, e il Piccolo S. Bernardo, onde primo discese Annibale con un esercito, è nelle Graie.
  29. 71. Anniballe: Annibale (247-183 av. C.), figlio di Amilcare Barca cartaginese, il piú valoroso nemico della potenza di Roma ed uno de’ piú grandi capitani del mondo. Cfr. Polibio IX, 224, XI 19, e XXIV, 9.
  30. 79. Afro: africano. — paraggio: paragone. Redi Ditir.: «E quando in bel paraggio D’ogni altro vin Io assaggio ecc.».
  31. 84. il cor: la gratitudine e l’amore.
  32. 87. Ei placolle ecc.: Cfr. la nota al v. 105 del c. II della Mascher.
  33. 92. Muore, poiché «è bello il sol piú d’ogni stella». Ariosto VII, 10.