Vai al contenuto

Per la morte di Napoleone Eugenio (Lucas)

Da Wikisource.
Le due torri Miramar
Link alla raccolta Questo testo fa parte della raccolta The Oxford book of Italian verse


[p. 518 modifica]
Q
UESTO la inconscia zagaglia barbara

Prostrò, spegnendo gli occhi di fulgida
               Vita sorrisi da i fantasmi
               4Fluttuanti ne l’azzurro immenso.

               L’altro, di baci sazio in austriache
               Piume e sognante su l’albe gelide
               Le dïane e il rullo pugnace,
               8Piegò come pallido giacinto.

               Ambo a le madri lungi: e le morbide
               Chiome fiorenti di puerizia
               Pareano aspettare anche il solco
               12De la materna carezza. In vece

               Balzâr ne ’l buio, giovinette anime,
               Senza conforti; nè de la patria
               L’eloquio seguivali al passo
               16Co i suon’ de l’amore e de la gloria.

               Non questo, o fosco figlio d’Ortensia,
               Non questo avevi promesso al parvolo;
               Gli pregasti in faccia a Parigi
               20Lontani i fati del re di Roma.

[p. 519 modifica]

               Vittoria e pace da Sebastopoli
               Sopían co ’l rombo de l’ali candide
               Il piccolo: Europa ammirava:
               24La Colonna splendea come un faro.

               Ma di decembre, ma di brumaio
               Cruento è il fango, la nebbia è perfida:
               Non crescono arbusti a quell’aure,
               28O dan frutti di cenere e tòsco.

               O solitaria casa d’Aiaccio,
               Cui verdi e grandi le querce ombreggiano
               E i poggi coronan sereni
               32E davanti le risuona il mare!

               Ivi Letizia, bel nome italico
               Che omai sventura suona ne i secoli,
               Fu sposa, fu madre felice,
               36Ahi troppo breve stagione! ed ivi,

               Lanciata a i troni l’ultima folgore,
               Date concordi leggi tra i popoli,
               Dovevi, o consol, ritrarti
               40Fra il mare e Dio cui tu credevi.

               Domestica ombra Letizia or abita
               La vuota casa: non lei di Cesare
               Il raggio precinse: la còrsa
               44Madre visse fra le tombe e l’are.

               Il suo fatale da gli occhi d’aquila,
               Le figlie come l’aurora splendide,
               Frementi speranza i nepoti,
               48Tutti giacquer, tutti a lei lontano.