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Perseo e Andromeda

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Riétor, il trovatore Provenza!
Link alla raccolta Questo testo fa parte della raccolta Antologia provenzale


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PERSEO E ANDROMEDA.

1.

Incatenata alle rocce flagellate dal mare, Andromeda a ginocchio e pallida come uno spettro, disperandosi, aspetta, piena di terrore, che il mostro marino esca dall abisso amaro.

Ora, dalle acque in furore, battute dal vento largo, un’onda ad un tratto si innalza come un bastione e spinge ai suoi piedi la bestia colossale che deve bere il suo sangue e divorare la sua carne. [p. 275 modifica]

Andromeda all’aspetto di quel mostro orribile, lasciò sfuggire un grido, ma così terribile, che per la paura i gabbiani rientrarono nei loro nidi.

Perchè ella non avea visto, nel suo spavento, Pegaso che calpestava il serpente, mentre colla spada Perseo a gran colpi, ne faceva strage.

II.

Quando Perseo ebbe liberata la giovane, sul cavallo alato la posò radioso, e Pegaso, contento del suo fardello glorioso, s’innalzò come un cigno lassù verso le stelle.

Appoggiandosi al suo corpo, la Regina pallida e bella, abbracciava il suo petto ed inondava di lagrime la veste stracciata ed il mantello sanguinoso, che il vento largo agitava come una vela. [p. 276 modifica]

Andavano silenziosi nelle ombre della sera, quando ad un tratto il magnanimo Giove che passeggiava lassù, dietro le fitte nubi,

S’arrestò pietoso, e pieno di compassione, per rendere loro la vita per sempre felice, li cambiò tosto in due costellazioni.


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Sfénosa (Léonce Féasson)

(1852).

PERSIÉU E ANDROUMÈDO.

1.

Encadenado i ro que bacèlo la mar,
     Androumédo à geinoun e biavo coume un glàri,
     En se descounsoulant, atènd, pieno d’esglàri,
     Que lou moustre marin sorte dóu toumple amar.

Or, de l’oundo en furour que buto lou vènt-larg
     Uno erso, tout-d’un cop, se drèisso coume un bàrri,
     E boumis à si pèd lou couloussau bestiàri
     Que dòu bèure soun sang e devouri sa car.

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Androumèdo, à l’aspét d’aquéu moustras óurrible
     Laissé ’scapa qu’un crid, mai, talamen terrible,
     Que de pòu li gabian rintrèron dins soun nis.

Oir elo avié pas vist, dins soun esfrai, Pegaso
     Caucant lou serpatas, dóu tèms qu’emé l’espaso,
     A grand balans, Persiéu n’en fasié ’n chapladis.


II.

Quouro Persiéu aguè deliéura la piéncello,
     Sous lou Grignoun alu la pausè, radious,
     E Pegaso ravi de soun fais glourious,
     S’enaurè tau qu’un ciéune, amount vers lis estello.

S’apountelant à-n-éu, la Rèino palo e bello
     I’embrassavo lou pitre e negavo de plous
     Sa tounico estrassado e soun mantèu saunous
     Que lou vènt-larg fasié peta coume uno vélo.

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Fusavon, reculi, dins lis oumbro dou sèr
     Quand tout-d’un cop, lou magnanime Jupiter
     Que trepavo amoundaut darrié li niéuio afrouso,

S’arrestè pietadous e, plen de coumpassioun.
     Per ié rendre la vido à jamai benurouso.
     Li tremudè, subran, en dos coustelacioun.

(Op. separato).