Poesie varie (Marino)/I/III

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III. Baci dolci e amorosi

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III


BACI DOLCI E AMOROSI


TIRSI


     Filli, cor del mio core,
or che non è tra noi
chi n’oda altri ch’Amore,
dimmi: com’aver puoi,
tanta dolcezza, oimè! ne’ baci tuoi?
     Forse queste tue rose
di rugiada son gravi?
o fan l’api ingegnose
ne la tua bocca i favi?
Ond’è che baci dái tanto soavi?
     S’amor fuss’egli morto,
la gioia incenerita
e sepolto il conforto,
la dolcezza infinita
potria d’un bacio tuo tornargli in vita.
     Anzi vita e dolcezza,
e ciò che si desia
e ciò che più s’apprezza,
baciata anima mia,
altro ch’un bacio tuo credo non sia.
     Il dolce baciar tuo
sì dolce il cor m’offende,
ch’ei muor, ma ’l morir suo
l’aviva e più l’accende;
quel che morte gli dà, vita gli rende.
     Tanto diletto io sento,
mentre bacio e ribacio,

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che per farmi contento
a pien, quand’io ti bacio,
trasformar mi vorrei tutto in un bacio.

FILLI


     Tirsi, vita ond’io moro,
non giá perch’io ti bèi,
ma sol perch’io t’adoro,
sol perch’amante sei,
prendi tanto piacer da’ baci miei.
     Il vero mèle ibleo,
il zucchero di canna,
il balsamo sabeo,
il nettare, la manna,
è quel dolce desio, che sí t’inganna.
     Amor del bacio è fabro,
egli il forma, ei lo scocca;
pria dal cor che dal labro
dolcemente trabocca,
ma ’l sente e gode il cor piú che la bocca.
     Amor, che lega i cori,
lega i labri tenaci:
di celesti licori
intinge i nostri baci,
temprandogli a l’ardor de le sue faci.
     Qualor con dolce rabbia
bocca si bacia o morde,
su le baciate labbia
van con voglia concorde
a mordersi, a baciar l’anime ingorde.
     Quando un molle rubino
amante anima sugge,
vien a l’uscio vicino
per fuggir, ma non fugge,
che ’n vita la sostien quel che la strugge.

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TIRSI


     Baciami dunque, o Fille,
d’amor dolce anelante;
piovano i baci a mille;
ché, baciato o baciante,
per te sempre sarò felice amante.

FILLI


     Ecco ti bacio, o Tirsi,
con bocca innamorata;
corran l’alme ad unirsi,
ché, baciante e baciata,
teco nel ciel d’Amor sarò beata.