Poesie varie (Marino)/II/LXII

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LXII. Alla gelosia

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LXII


ALLA GELOSIA


     Che Tizio lá nel tormentoso inferno
pasca del proprio cor l’augel vorace;
che Tantalo digiun segua lo scherno
de l’ésca avara e del ruscel fallace;
     che sostegna Issione il moto eterno
de la rota volubile e fugace;
che Sisifo per gli argini d’Averno
stanchi il gran sasso senz’aver mai pace;
     che Prometeo, legato in duro laccio,
paghi l’error de la rapina antica,
esposto al vento e condannato al ghiaccio;
     gran pene son: ma la sua amata amica
veder giacersi ad altro amante in braccio
se sia pena maggior, chi ’l vide il dica!