Poesie varie (Marino)/II/XLV

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XLV. A un mergo

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XLV


A UN MERGO

che a mezzanotte lo svegliava.


     E tu pur, lasso! incontr’a me congiuri,
vago del mio penar, mergo importuno;
ed a me di riposo ancor digiuno
col canto intempestivo il sonno furi?
     Ancor non ha de l’aria ai campi oscuri
tolto Notte il suo velo umido e bruno,
né da le molli piume è di Nettuno
sorto co’ crini il Sol lucidi e puri.
     Questi, che credi mattutini albori,
son raggi de la candida sorella
di lui, ch’ancor riposa in grembo a Dori.
     E tu sai che non vien l’alba novella
a fugar l’ombre ed a sgombrar gli orrori,
se pria non spunta in mar l’alma mia stella.