Poesie varie (Marino)/II/XXIII

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XXIII. Al cagnolino della sua donna

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XXIII. Al cagnolino della sua donna
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XXIII


AL CAGNOLINO DELLA SUA DONNA


     Oh nel bel sen con quanta gloria assiso,
candido can, che la mia fé pareggia,
le lusinghe d’amor gode, e vagheggia
le meraviglie del celeste viso!
     Quivi dolci latrati al dolce riso
dolce confonde e di piacer vaneggia,
e dolce seco scherza e pargoleggia
quella crudel, che m’ha da me diviso.
     Fuggi la fèra dispietata infida,
semplicetto animal, se teco a sorte
pur qualche spirto di ragion s’annida.
     Strali ha negli occhi, e lá ’ve parli o rida,
ivi è pianto, dolor, servaggio e morte:
fuggi, fuggi, meschin, pria che t’ancida!