Poesie varie (Marino)/II/XXIV

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XXIV. Nella fuga di un uccello

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XXIV


NELLA FUGA D’UN UCCELLO


     Ésca porgea di propria mano un giorno
a vezzoso usignuol Lilla cortese,
quando per l’uscio aperto il volo ei prese,
ed a l’aria natia fece ritorno.
     Con amaro sospir, che l’aure intorno
tutte d’amore e di pietate accese,
tardi e ’ndarno la destra al vento stese,
scolorando le rose al viso adorno.
     — Ove, a rischio di morte, in man nemica
ne vai — dicea con lagrimose note, —
e fuggi chi t’apprezza e ti nutrica? —
     L’augello udilla, e ’n spaziose rote
l’ali rivolse a la prigione antica:
tanto di bella donna il pianto pote.