Poesie varie (Marino)/II/XXVI

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XXVI. Giocando ai dadi

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XXVI


GIOCANDO AI DADI


     Stiamo a veder di quante palme adorna
sen vada, Amor, la man leggiadra e bianca,
mentre del mobil dado, ardita e franca,
travolge i punti e fa guizzar le corna.
     L’aggira, il mesce, il tragge, indi il distorna,
né d’agitarlo e scoterlo si stanca;
e da la destra intanto e da la manca
stuolo aversario e spettator soggiorna.
     Posto è in disparte, al vincitor mercede,
cumulo d’oro; e variar piú volte
sorte il minuto avorio ognor si vede.
     Felici in sí bell’urna ossa raccolte,
perché pur a le mie non si concede
in sí terso alabastro esser sepolte?