Poesie varie (Marino)/V/XXVIIb

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XXVII. Il poeta Niccolò Franco

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XXVII


IL POETA NICCOLÒ FRANCO

impiccato in Roma.


     Ingrato, ingrato Apollo,
ingratissime muse! altro monile
da voi sperava il mio faceto stile
di quel che vide in su l’estremo crollo
Roma cingermi il collo.
     Pompose essequie e belle
apparecchiaste a la mia morte oscura;
fu l’universo la mia sepoltura,
e del mio funeral fûr le facelle
tutte quante le stelle.
     Sudar che valse tanto,
per animar con armonia concorde
d’arguta cetra le sonore corde,
s’altra corda deveami, o coro santo,
serrar la via del canto?

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     Di Pindo e di Permesso,
vago di poetar, le cime ascesi,
misero! ed a compor non altro appresi
ch’un duro groppo ed a formar con esso
tragedia di me stesso.
     Tentai farmi eminente,
e in altro monte, ove di rado uom sale,
e in altra pianta, ove volai senz’ale,
restai, canuto il pel, cigno dolente,
spettacolo pendente.
     Forza d’empio destino,
ma piú d’invidia rea, mi fece in morte
fiero trofeo di miserabil sorte;
ond’ebbi a divenir, vecchio meschino,
martire di Pasquino.
     Tema i sovrani eroi
ed apprenda da me, pur troppo audace,
i grandi a reverir lingua mordace;
se non vuole il carnefice far poi
ballare ai versi suoi!