Poesie varie (Marino)/VI/XLV

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XLV. All’Appennino

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XLV


ALL’APPENNINO

quando lo passò a mezzo inverno.

(1601)


     Or, che dal freddo del di bianco sputo
l’ispida testa e di cristallo il mento
ti sparge il verno, e di gelato argento
t’arma le spalle e di diamante acuto,
     o superbo Appenin, che ’l crine irsuto
di nube avolgi, e nebbia spiri e vento,
de’ monti re, di cento fiumi e cento,
ch’apron d’Italia il sen, padre canuto;
     lunge dal vivo Sol degli occhi miei,
tra pianti e tra sospir secco ogni stelo
di speme, oh quanto a te simil sarei!
     Se non ch’io giaccio e tu ti levi al cielo,
gran pene io sento e tu insensibil sei,
io di foco son carco e tu di gelo.