Poesie varie (Marino)/VI/XVIII

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XVIII. Avversitá inaspettata

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XVIII


AVVERSITÀ INASPETTATA


     Tacean sotto la notte austri e procelle,
pigro giacca senz’onda il mar Tirreno,
e lui ferían d’un tremolo baleno
le faci eterne a meraviglia belle.
     Splendea con chiare e lucide fiammelle
per entro il bel tranquillo il bel sereno;
ond’io, ch’apria co’ remi a l’acque il seno,
credea solcar lo ciel, gir per le stelle.
     La mia leggiadra piccioletta nave
quella parea, che ne’ celesti giri
piú di nembo o tempesta ira non pave:
     quando, da lo spirar de’ miei sospiri
gonfia la vela, un mar profondo e grave
mi sommerse di pianti e di martíri.