Poesie varie (Marino)/VI/XXV

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XXV. A Ferrante Gonzaga

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XXV


A FERRANTE GONZAGA

principe di Molfetta.


     La tua man, che di Marte e di Bellona
la spada e l’asta è di trattar sempr’usa,
vòlto il sangue in inchiostro, or non ricusa
la pacifica penna in Elicona.
     E la fronte, che d’elmo, ove risona
l’orribil tromba, ir suol cerchiata e chiusa,
al dolce canto de l’amica musa
prende di lauro ancor molle corona.
     Oh novo Apollo, a cui s’arco e faretra
premono il fianco, sostener sonanti
sai di par, guerrer saggio, e plettro e cetra!
     Or chi di gloria egual fia che si vanti?
Da te, che morte dái, vita s’impetra;
tu fai l’illustri imprese, e tu le canti.