Poesie varie (Marino)/VI/XXX

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XXX. Al duca Cesarini

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XXX


AL DUCA CESARINI


     Spesso il mio pigro ingegno inalzo e sveglio,
e per cantar di te, che ’l mondo noma
da chi del primo impero ornò la chioma,
gravi rime e purgate aduno e sceglio.
     Ma, mentre in te m’affiso, unico speglio
del gran lume latin, pregio di Roma,
qual uom che cada per soverchia soma
manco al gran peso, e ch’io mi taccia è il meglio.
     Pur non sdegnar se ’l mio stil fosco in parte
tuoi chiari onori in breve spazio stringe,
ampio subietto a piú famose carte.
     Cosí leggiadra mano ombreggia e finge
rozzo carbon, che poi piú nobil arte
d’illustri e bei colori orna e dipinge.