Poesie varie (Marino)/VI/XXXI

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XXXI. Al principe di Conca

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XXXI


AL PRINCIPE DI CONCA

grande ammiraglio di Napoli

perché lo conduca con sé sull’armata.


     Or che, per riportar nobil trofeo
e per l’Asia spogliar de’ fregi suoi,
quasi nov’Argo di famosi eroi,
s’arma piú d’un Alcide e d’un Teseo;
     me fra sí degno stuol per l’ampio Egeo,
signor, menate: e mi vedrete voi,
se s’udran fra le trombe i versi poi,
fatto a novo Iason novello Orfeo.
     Saprò di schermo invece usar quell’arte
che ferir sa la Morte, e potrò l’armi
trattar d’Apollo almen, se non di Marte.
     Vosco vedrete al ciel, volando, alzarmi;
spiegherem voi le ’nsegne ed io le carte,
fabro voi di vittorie ed io di carmi.