Poesie varie (Marino)/VI/XXXIII

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XXXIII. Allo stesso

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XXXIII


ALLO STESSO

in memoria del maestro di lui, Sertorio Peppi.


     S’egli è pur ver ch’a le beate e belle
anime scarche del terrestre peso
da legge unqua fatal non è conteso
de le cose mortali udir novelle;
     pur dee, di lauro or no, ma di fiammelle
cinto, e di rai d’immortal gloria acceso,
il buon Sertorio, al nostro mondo inteso,
gioir di lá dal cerchio de le stelle:
     te veggendo, signor, da cui giá degno
trasse suggetto a l’onorate rime,
vòlto i suoi fregi a far piú chiari in parte;
     e se stesso lassú spirto sublime,
fatto qua giú dal tuo cortese ingegno
e ne le tele eterno e ne le carteFonte/commento: ed.1602.