Poesie varie (Marino)/VI/XXXIV

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XXXIV. Allo stesso

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XXXIV


ALLO STESSO

nelle avversitá sofferte dal poeta.


     Mentre, signor, de la piú bella parte,
che ’l Volturno circondi, il fren reggete,
ed a toccar dal vulgo ite in disparte
del vero onor le piú lontane mète;
     ed or di Giove or di Nettuno e Marte
a nòve cure il gran pensier movete,
ed or le sacre or le profane carte
de le tre miglior lingue anco volgete:
     me giá l’ombre e gli orrori e ’l pianto eterno
sommerso alberga in un profondo oblio
questo d’afflitti vivi oscuro inferno;
     né può la lira che da Febo ebb’io,
perch’ella in altra man placasse Averno,
arrestar le sue Furie al dolor mio.