Poesie varie (Marino)/VI/XXXVII

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XXXVII. A Francesco Barone

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XXXVII


A FRANCESCO BARONE

intorno alle persecuzioni che il poeta pativa.


     Quanto da quel di pria, Francesco mio,
varia è la nostra etá! Piú, qual solea
non alberga fra noi la bella Astrea,
ma con l’altre compagne al ciel sen gío.
     O, se pur vive in questo secol rio,
non è, qual dianzi fu, vergine dea,
ma meretrice mercenaria e rea,
corrotta da vilissimo desio.
     Le lance, use a librar l’umana sorte
con giusta legge, or da l’usanze prime
per troppo ingorda passion son torte.
     E la spada ch’al cielo dritta e sublime
volgea la punta, in giú rivolta or morte
minaccia a l’egro, e l’innocente opprime.