Poesie varie (Marino)/VIII/III

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III. La mutabilitá del tempo

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III


LA MUTABILITÀ DEL TEMPO


     Fanciulla in prima, inghirlandò di fiori
le sue chiome la terra, e verdeggiante,
piena d’odor, d’amor l’erbe e le piante,
spiegò superba i suoi novelli onori.
     Giovinetta poi bionda, i gravi ardori
sfogò col ciel, suo non ingrato amante,
e da l’accese viscere anelante,
invece di sospir, trasse vapori.
     Indi, matura, al Sol dolce e sereno
fu que’ parti feconda espor veduta,
onde gravido avea pur dianzi il seno.
     Or giunta la stagion fredda e canuta,
di rughe il volto, il crin di neve ha pieno.
Cosí stato ed etá qua giú si muta!