Poesie varie (Marino)/VIII/XVII

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XVII. Alla propria coscienza

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XVII


ALLA PROPRIA COSCIENZA


     Verme immortal, che con secreto dente
i mordaci pensier sempre rimordi;
interno can, che de la pigra mente
con perpetuo latrar l’orecchie assordi;
     sollecito avoltor, che avidamente
intendi a divorar gli affetti ingordi;
vespa sottil, ch’a stimulo pungente
susurro acuto entro ’l mio petto accordi;
     lima, che rodi l’anima; martello,
che l’incude del cor batti sí spesso;
spina del peccator, sferza e flagello;
     voce di Dio, che con parlar sommesso
mi sgridi e chiami; ahi! qual tentato è quello,
che non faccia di te freno a se stesso?