Poesie varie (Marino)/VIII/XVIII

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XVIII. Alla carne

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XVIII


ALLA CARNE


     Schivo di vaneggiar, fuggo lontano,
meretrice impudica, i tuoi diletti,
e ’l manto grave de’ lascivi affetti,
qual fe’ l’ebreo garzon, ti lascio in mano.
     Invan co’ vezzi, temeraria, invano,
s’altro non dái che duol, gioia prometti;
Circe crudel, che lusingando alletti,
indi in mostro trasformi il senso umano.
     Lessi che giá con simulato viso
porse a mal cauto re donna omicida
latte soave, ond’ei fu poscia anciso.
     Or te vegg’io che, dolcemente infida,
domestica nemica e sotto riso,
l’anima inebri sol perché l’ancida.