Politici e moralisti del Seicento/Nota/V. -A. G. Brignole Sale

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V. -A. G. Brignole Sale

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V

A. G. BRIGNOLE SALE

Di Anton Giulio Brignole Sale, uno dei piú illustri patrizi e letterati del Seicento genovese, si son dati fino a pochi anni fa dagli storici giudizi scarsi e superficiali, corrispondenti a una non meno povera conoscenza della vita e dell’opera sua1. Né, a dir vero, l’erudizione del Sei e del Settecento si era occupata molto di questo curioso poligrafo, in apparenza affogato e affogabile nei bassi pantani del barocchismo2. Ma neppure una diligente, se non proprio compiuta, monografia intorno a lui e a’ suoi tempi, venuta in luce nel 19143, poté scuotere un’indifferenza critica che sembrava ben maturata, cosí da persistere anche attraverso la revisione e rivalutazione di quel secolo che si è venuta facendo in questi ultimi decenni, ma che per la cultura ligure è in gran [p. 304 modifica] parte ancora da incominciare. L’autore di quella monografia, del resto, ne aveva non piccola responsabilitá, perché, mentre dedica amplissime analisi, condotte con simpatica e indulgente comprensione, alle numerose operette letterarie del B. S., esamina poi il Tacito abburattato (vale a dire il titolo maggiore, se non unico, del nostro ad avere un posto nella storia delle patrie lettere e del pensiero moderno) come un’operetta retorica, esempio di bello stile polemico, esercitazione di freddo moralismo, e relega le idee dell’autore nel campo della scolastica e dell’accademia4. Il Croce per primo, dopo di aver da tempo riconosciuto al Brignole Sale il merito che gli spetta in modesta misura nella storia della poesia, ha indicato in lui uno dei pensatori piú originali del suo secolo e dei piú decisamente avviati verso la formazione del nuovo pensiero5. A documentare e a rendere di dominio comune questo giudizio è destinata la presente ristampa delle pagine piú importanti e significative del Tacito abburattato, il quale sarebbe desiderabile che venisse poi ristampato per intero in qualche collezione speciale di scrittori del Seicento o di autori liguri.

Nato a Genova (in San Francesco d’Albaro) il 2 luglio 1605, sposò il 9 dicembre del 1625 Paola Adorno, con lui immortalata dal Van Dyck in due famosi ritratti che si conservano nella galleria genovese di Palazzo Rosso. Nel 1633 entrava nella vita politica facendo parte dei deputati ad andare incontro all’infante don Ferdinando d’Austria, di passaggio da Genova; e l’anno dopo faceva le sue prime armi letterarie come oratore per l’incoronazione del doge Stefano Doria e come accademico degli Addormentati. Fu ambasciatore della Repubblica in Ispagna, dal novembre 1643 alla primavera del 1646. Ma, tra le cariche pubbliche e le cure della famiglia e della posizione sociale, il suo animo era soprattutto rivolto alla poesia, agli studi, alla meditazione. E questa tendenza lo spinse, quando nel 1648 rimase vedovo, a prendere poco di poi gli ordini sacri nelle Missioni Urbane: nel 1652 entrava a far parte della Compagnia di Gesú, dandosi all’ascesi e alla predicazione, fino alla morte (1665). [p. 305 modifica]

Sotto l’influsso delle nuove correnti del «concettismo» e del barocco si svolge la sua attivitá letteraria, assai feconda; e in quelle correnti essa prendeva un posto notevole fin dal suo primo frutto6, le Instabilitá dell’ingegno «divise in otto giornate», stampate a Bologna (per Giacomo Monti e Carlo Zenero) nel 1635: una sorta di piccolo Decameron del secentismo, in prosa e in verso7, che ebbe in breve la fortuna di due ristampe (Venezia, Sarzina e Pavoni, 1641; ivi, presso i Giunti, 1642). Gli seguivano per altro un gruppo di scritti d’indole religiosa: La colonna per l’anime del Purgatorio (Genova, Calenzani e Farroni, 1635); Maria Maddalena peccatrice e convertita fGenova, 1636; Venezia, 1662; Milano, 1671; trad. frane, del p. Pierre de St. André, Aix, 1674); Il santissimo Rosario meditato (Genova, Calenzani, 1636 e 1647): alle quali si riattaccano piú tardi la Vita di sant’Alessio (Genova, Peri, 1648; tradotta pure in francese dallo stesso St. André; Aix, 1674) e i due Panegirici sacri (Genova, Guasco, 1652). Ma intanto, nel 1642 era intervenuta la pubblicazione, di cui ora diremo, del Tacito abburattato, a cui fa seguito una ricca serie di opere d’ispirazione morale e fantastica: Il Carnovale, col pseudonimo di Gotilvannio Salliebregno (Venezia, 1639; 1641; 1633); le tre commedie Il geloso non geloso (ivi, 1639; 1663), Gli due anelli simili (recitata a Genova nel 1637; edita a Macerata, Piccinni, nel 1671), e Li comici schiavi (sotto il pseud. di Gabriele Antonio Lusino, Cuneo, Stradella, 1666); il romanzo L’istoria spagnuola (i primi quattro libri nel 1640, Genova, Farroni e Barbieri; completo nel 1642, ivi, Pavoni); e nel 1648 (Genova, Calenzani) Il satirico innocente, raccolta di epigrammi, in parte d’interesse letterario e di spunto antimarinistico e antibarocco.

La chiave di questa inversione dell’atteggiamento del B. S. è appunto nel Tacito abburattato: che consta di nove discorsi recitati nell’inverno e nella primavera del 1636 all’accademia degli Addormentati, ma non pubblicati prima del 1643 (Genova, Calenzani; pp. 384, in-12: con dedica dello stampatore all’ill.mo etc. [p. 306 modifica] signor Orazio Dalla Torre), con raggiunta di un’avvertenza A chi legge (da noi riprodotta in gran parte) e di un discorso (I) introduttorio, in cui l’autore, discutendo con un amico, illustra il suo programma di riforma della cultura accademica nel senso di un piú profondo interesse per i problemi morali della filosofia e della letteratura. L’antitacitismo del B. S. non è tanto, infatti, (anzi non è punto) un indirizzo politico, quanto l’affermazione di nuove esigenze etiche nell’interpretazione della vita umana, conformi allo spirito moderno e quindi anche disformi dalla morale tipicamente classica dello storico dei Cesari. I cinque discorsi da noi scelti ne sono l’espressione piú evidente ed efficace; ma anche negli altri è palese la stessa profonda ispirazione: poiché il II tratta del celebre episodio, caro alla tragedia e al melodramma, di Radamisto e Zenobia (Tac., Ann., XII, 51); l’ VIII dell’accenno all’educazione romanizzata di Conone re dei Parti (ib., II, 20); il IX della rivolta dei legionari contro il prefetto Aufidieno Rufo (ib., I, 2); mentre il V continua a svolgere l’argomento del IV, qui ristampato.

La presente edizione è condotta fedelmente, salvo che per il necessario ammodernamento della grafia, su quella originale dal Calenzani: ma ne corregge non poche mende e lezioni scorrette.


Note

  1. Vedasi a questo riguardo A. G. Barrili, Un tuffo nel Seicento, in «N. Ant.», 1° settembre 1896, vol. LXV, p. 57 sgg.; A. Belloni, Il Seicento2 (Milano, F. Vallardi, 1929), pp. 88-89; e A. Golinelli, Glorie liguri (Genova, 1894), p. 13. — Giuseppe Ferrari nella bibliografia del Corso sugli scrittori politici italiani lo cita come A. Brugnoli Sales (Tacito abburattato, Genova, 1671); e così pure, evidentemente sulle sue orme, il Toffanin, op . cit., p. 191 n.: «Non ricordo neppure fra le opere antitacitiane il Tacito abburattato (Genova, 1671) del Brugnoli Sales, perché l’antitacitismo di questo si riferisce piuttosto a questioni di forma (?!) con cavillositá secentesca».
  2. Alcune memorie delle virtú del p. A. G. B. S. genovese, della C. di G. raccolte dal p. Gio. Maria Visconte (Milano, Ludovico Monza, 1666), tradotte in latino (Brevis Synopsis vitae ac virtutum etc.) da p. F. l’Hermite (Antverpiae, C. Woons, 1671); R. Soprani, Li Scrittori della Liguria, e particolarmente della marittima (Genova, 1667), p. 42 sgg.; M. Giustiniani, Gli Scrittori liguri (Roma, 1667), I, p. 92 sgg.; A. Aprosio, La Biblioteca Aprosiana, passatempo autunnale di Cornelio Aspasio Antivigilmi (Bologna, 1673), p. 491 sgg.; Oldoini, Athenaeum Ligusticum (Perugia, 1680), p. 54 sgg.; F. Meninni, Ritratto del sonetto e della canzone, discorsi (Napoli, 1677), p. 135 sgg.; Menologio di pie memorie d’alcuni religiosi della C. di G. raccolte dal p. G. A. Patrignani (Venezia, 1730), I, 141 sgg.; G. M. Crescimbeni, Contentarii intorno alla storia della volgar poesia (Venezia, 1730, IV, 155; F. S. Quadrio, Della storia e della ragione d’ogni poesia (Milano, 1741), II, 308 e 673, III, 365 e 377, V, 104, 354 e 467, VI, 178, VII, 31; Mazzuchelli, Gli Scrittori d’Italia, vol. II, parte IV (Brescia, 1743) pp. 2098-2101: notizie, tutte, da vagliare molto attentamente, perché spesso inesatte o infondate.
  3. M. De Marinis, Anton Giulio Brignole Sale e i suoi tempi (Studi e ricerche sulla prima metá del Seicento); Genova, libr. ed. Apuana, 1914; pp. xxiii-362; 16°; con pref. di Alfredo Galletti.
  4. Op. cit. cap. XVI, pp. 179-205: dove tuttavia è confutato l’ingiusto giudizio del Ferrari (op. cit., ed. cit., lez. XVIII, p. 345), seguito anche dal Ramorino, Cornelio Tacito nella storia della cultura (Firenze, 1898), pp. 34-35.
  5. Storia deli’etá barocca, pp. 113-114, 153, 323, 440-441: e cfr. Lirici marinisti (Bari, Laterza, 1910), pp. 300-302; Saggi sulla letteratura italiana del Seicento, pp. 386, 412 sgg.
  6. Aveva giá pubblicato, nel 1634, la ricordata orazione per il dogato di Stefano Doria, e le Lagrime per la morte della signora Emilia Adorni Raggi (Piacenza, Bazachi, 1634). Cfr. la bibliografia del De Marinis, op. cit., p. xviii sgg.; alla quale sono per altro da fare non poche correzioni e aggiunte. Ivi anche, pp. xxi-xxiii, la serie delle opere falsamente attribuite al B. S.
  7. È l’unica opera di «Giulio B. S.» che si trovi citata e brevemente discussa nel Seicento di A. Belloni (2a ed. cit.), pp. 88-89.