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Pompeo in Egitto (1924)/Argomento

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Pompeo in Egitto Interlocutori
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ARGOMENTO

Vinto Pompeo a Farsaglia, partí per Larissa, donde s'incamminò per la vallata di Tempe; e, giunto ad Anfipoli, fece pubblicare un editto, col quale comandò a tutta la gioventú della provincia di portarsi armata appresso di lui[1]. Avendo però inteso che Cesare, il quale lo inseguiva, non era molto lontano, partí per Mitilene; dove giunto, prese il cammino verso Rodi, ma essendo stato mal ricevuto da' suoi abitanti, entrò in Attalia nella Panfilia, e passò quindi nell'isola di Cipro[2]. Avendo risoluto di cercare un asilo presso il re di Egitto Tolomeo, il cui padre egli avea sommamente beneficato, mandò ad avvertirlo della sua venuta[3]. [p. 52 modifica]Potina, il quale avea l’autoritá di primo ministro, adunò il consiglio, nel quale fu proposto se dovesse o no riceversi Pompeo. Il retorico Teodoto fu di opinione che dovesse a lui permettersi di approdare, e quindi di ucciderlo, per cosí obbligarsi Cesare, e non aver di che temere dalla parte di Pompeo. Fu seguito il suo consiglio, ed Achilia, uomo di singolare audacia, incaricossi della esecuzione. Prese egli seco Settimio, di nascita romano, e Salvio con altri sgherri, e postosi in una barca avanzossi verso Pompeo, il quale nel suo vascello stava attendendo la decisione del Consiglio[4]. Invitatolo ad approdare, Pompeo inviossi verso la spiaggia, alla quale essendo giunto, nell’atto che egli si levava appoggiandosi ad un suo liberto, Settimio diedegli un colpo di spada dietro alle spalle. Salvio ed Achilia unironsi a Settimio, e Pompeo vedendosi circondato da questi sicari, gittato un sospiro, prese, per coprirsi il volto, i lembi della sua veste, e senza dir parola si lasciò trucidare[5]. Sopra quest’ultimo fatto è fondata precipuamente la presente tragedia, nella quale si son tolte alcune vere circostanze per sostituirvene delle altre piú proprie e piú adattate all’intreccio della medesima.

Note

  1. «Erat edictum Pompeii nomine Amphipoli propositum, uti omnes eius provinciæ iuniores, græci civesque romani iurandi caussa convenirent». Cæsar, Comment. de bello civili, lib. III, cap. 102.
  2. «Ipse... cognito Cæsaris adventu... Mytilenas paucis diebus venit. Biduum tempestate retentus, navibusque aliis additis actuariis, in Ciliciam atque inde Cyprum pervenit». Cæsar, ibidem.
  3. «Ad eum [Ptolemæum] Pompeius misit, ut pro hospitio atque amicitia patris Alexandria reciperetur, atque illius opibus in calamitate tegeretur». Cæsar, ibidem, cap. 103.
  4. «His tunc cognitis rebus, amici regis, qui propter ætatem eius in procuratione erant regni, sive tintore adducti, ut postea prædicabant, sollicitato exercitu regio, ne Pompeius Alexandriam Ægyptumque occuparet; sive despecta eius fortuna, ut plerumque in calamitate ex anticis inimici exsistunt; iis, qui erant ab eo missi, palam liberaliter responderunt, eumque ad regem venire iusserunt. Ipsi clam consilio inito, Achillam præfectum regium, singolari hominem audacia, et L. Septimium tribunum militum ad interficiendum Pompeium miserunt. Ab his liberaliter ipse appellatus, et quadam notitia Septimii productus, quod bello prædonum apud eum ordinem duxerat, naviculam parvulam conscendit cum paucis suis; et ibi ab Achilia et Septimio interficitur». Cæsar, ibidem, cap. 104.
  5. Vedi Rollin, Storia romana, t. 17, lib. 44, § II.