Prose della volgar lingua/Libro terzo/XLIV

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Terzo libro – capitolo XLIV

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Della seconda si può dire, che in tutte le sue voci conviene che si ponga la S raddoppiata, solo che nella seconda voce del numero del piú. Perciò che nella prima e nella seconda voce del numero del meno, ad un modo solo si dice cosí: Amassi Volessi Leggessi Sentissi. Nella terza, in differenza di queste, solo la I si muta nella E, e dicesi Amasse Volesse e cosí gli altri. Di questa seconda voce levò il Petrarca la sillaba del mezzo, Fessi in vece di Facessi, e l’ultima, Aves in vece di Avessi e Fos in vece di Fossi dicendo:

Ch’un foco di pietà fessi sentire
al duro cor ch’a mezza state gela;

e altrove,

Cosí avestú riposti
de’ be’ vestigi sparsi
ancor tra fiori e l’erba;

e altrove,

Ch’or fostú vivo, com’io non son morta.

Il che si truova usato eziandio dalle prose, nella prima guisa di questi parlari: Sí potrestú avere covelle, non che nulla. E la terza voce mandò fuori il medesimo poeta con la I della seconda:

Né credo già ch’Amor in Cipro avessi,
o in altra riva sí soavi nidi.

La qual cosa nel vero è fuori d’ogni regola e licenziosamente detta, ma nondimeno tante volte usata da Dante, che non è maraviglia se questo cosí mondo e schifo poeta una volta la si ricevesse tra le sue rime. Nella prima voce del numero del piú, cosí si dice, Amassimo Volessimo e l’altre. La terza due fini ha, raddoppiando nondimeno sempre la S nella penultima sillaba: con la R l’uno, e ciò è proprio della lingua, Amassero; con la N l’altro, Amassono, il che non pare che sia cosí proprio né è per niente cosí usato. Andassen Temprassen Addolcissen Fossin Avessin, che nel Petrarca si leggono, sono voci ancora piú fuori della toscana usanza. Dovrebbe essere, per la regola che la S si raddoppia in tutte queste voci, come s’è detto, che ancora nella seconda del numero del piú, della quale rimane a dirsi, ella si raddopiasse e formassesi cosí, Amessate Volessate Leggessate Sentissate, il che è in uso in quello di Roma, che cosí vi ragionano quelle genti. Ma la mia lingua non lo porta, forse perciò che è paruta voce troppo languida il cosí dire, e per questo Amaste Voleste ne fa, e cosí l’altre.