Quaranta novelle/Il ragazzaccio

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19. Il ragazzaccio

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Hans Christian Andersen - Quaranta novelle (XIX secolo)
Traduzione dal danese di Maria Pezzè Pascolato (1903)
19. Il ragazzaccio
Il guardiano di porci Quel che fa il babbo è sempre ben fatto
C’era una volta un vecchio Poeta, un vecchio Poeta proprio buono. Una sera, mentr’egli se ne stava tranquillo a casa sua, scoppiò una terribile bufera. La pioggia veniva giù a torrenti, ma il vecchio Poeta si godeva il caldo, comodamente seduto dinanzi alla sua stufa di terra cotta, dove il fuoco ardeva e le mele cuocevano con un piacevole rumorino.

"Non rimarrà un pelo d’asciutto a quei poveri disgraziati che sono fuori, con questo tempo!" - diss’egli, perchè era un Poeta di buon cuore.

A un tratto giunse dal di fuori una vocina supplichevole: "Oh, aprimi! Mi sento gelare, e sono tutto bagnato!" Era un bambino che piangeva e picchiava all’uscio, mentre la pioggia cadeva a torrenti e l’uragano faceva tremare i vetri.

"Povero cosino!" - disse il vecchio Poeta; e si alzò per andare ad aprire. Vide un bambinetto, tutto inzuppato così che l’acqua gli grondava dai lunghi capelli biondi. Tremava di freddo, e se non avesse trovato un rifugio, sarebbe certo perito in quella bufera.

"Oh, povero piccino!" - fece il vecchio Poeta, e lo prese per mano.

"Vieni qui da me; ti riscalderò io per bene! E ti darò un po’ di vino, ed una mela cotta, perchè sei un gran bel figliuolo!"

E questo era verissimo. I suoi occhi splendevano come stelle, ed i capelli biondi, sebbene molli d’acqua, si inanellavano così graziosamente, ch’era un piacere. Pareva un angioletto, ma un angioletto livido dal freddo e tremante in tutto il corpo. In mano teneva un magnifico arco, che l’acqua, però, aveva tutto sciupato: i colori delle sue belle freccie erano slavati e stinti dalla pioggia.

Il vecchio Poeta sedette di nuovo davanti alla stufa, prese il ragazzino sulle ginocchia, gli spremette l’acqua dai capelli, gli riscaldò le mani tra le sue, e gli fece bollire un po’ di vino con lo zucchero. E così, il fanciullo si riebbe, le guance gli tornarono rosee, ed egli saltò a terra e si mise a ballare intorno al vecchio Poeta.

"Sei un ragazzo allegro!" - disse il vecchio "Come ti chiami?"

"Mi chiamo Amor!" - rispose egli: "Non mi conosci? Ecco là il mio arco. Con quello si che so tirar bene, non dubitare! Guarda, ora il tempo si rimette al buono: ecco che la luna torna a risplendere!"

"Ma il tuo arco è sciupato!" - disse il vecchio Poeta.

"Questo mi rincrescerebbe!" - fece il ragazzino; lo prese e lo esaminò:

"Oh, è bell’e asciutto e non ha per nulla sofferto! La corda sta benissimo tesa. Ora, lo provo subito!" - E in così dire, lo tese, ci mise una freccia, mirò... e colpì il buon vecchio Poeta proprio al cuore.

"Così, ti ho fatto vedere che il mio arco non s’è punto sciupato!" - diss’egli; rise forte, e scappò per la sua strada. Che ragazzaccio! Tirare così al vecchio Poeta, che lo aveva accolto tanto affettuosamente nel salottino caldo, ed era stato tanto buono con lui, e gli aveva dato il vino dolce e la più bella delle sue mele cotte!

Il buon Poeta giaceva disteso al suolo, e piangeva: era ferito proprio al cuore, e si rammaricava: "Ah, che ragazzaccio è mai questo Amor! Lo voglio dire a tutti i bambini buoni, perchè se ne guardino, e non giochino mai con lui: già, egli non farebbe loro che male..."

Tutti i buoni fanciulli, ragazzine e ragazzini, ai quali raccontò il fatto, si tengono ora in guardia contro il cattivello; ma egli è così scaltro ed accorto, che riesce sempre a burlarsi delle loro precauzioni. Quando gli studenti escono dalla lezione, si pone loro a lato, con una toga nera ed un libro sotto al braccio. Essi non lo riconoscono; lo prendono a braccetto, credendolo un altro studente, ed allora egli pianta loro la freccia nel petto. Quando le giovinette tornano dalla predica, persino quando stanno in chiesa, egli si cela sempre dietro di loro. E in ogni dove, in tutti i momenti, dietro ad ogni specie di gente. In teatro, si mette in mezzo del lampadario, e s’infiamma e risplende; e la gente lo crede una lampada, ma poi, troppo tardi, si avvede ch’era ben altro! Corre nel parco del Re e sui bastioni; sì, e una volta ha persino colpito al cuore il tuo babbo e la tua mamma. Domandane un po’ a loro, e sentirai quello che ti dicono! Ah, è un vero monello, questo Amor, e sarà bene che tu non abbia mai nulla a fare con lui. Perseguita tutta la gente di questo mondo! Figurati che una volta ha tirato una freccia persino alla vecchia nonna... Molto molto tempo fa, naturalmente, ed ora son cose passate; ma ella non l’ha dimenticato mai più. Che ragazzaccio, che ragazzaccio è questo Amor! Ma ora tu lo conosci, e sai che razza di monello egli sia!