Raccolta di narrazioni e lettere italiane con note latine/Lettere/108
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108. P. Bembo a M. Francesco Cornelio[1]. A Vinegia.
Quanto mi sia doluta la morte[2] del vostro venerando padre, non credo faccia mestiere che io il vi scriva, che sapete quanta riverenza[3] io gli ho sempre portata, e come in luogo di mio Signore e padre l'ho avuto, almeno poscia che io senza quel padre rimasi, che la natura mi diè, e che fu tanto suo[4], non solamente per parentado che tra loro era, e che è a noi rimaso, ma molto ancor più per elezione e volontà, conoscendolo essere di quella somma virtù, che egli era. Sommi adunque di ciò doluto incomparabilmente[5], e perciò che a me pare avere un mio carissimo ed osservandissimo padre perduto, e stimo in questo essere poco men che al pari di voi e degli altri figliuoli e figliuole sue, e perciò che la nostra Patria e Rep. ha perduto il maggiore e più illustre cittadini, che ella a questo secolo avuto abbia, e forze a più altri secoli[6] sopra noi, ed hatto perduto a questi tempi, ne' quali sommamente a lei faccia luogo della sua singolar prudenza e del suo grave ed infallibile consiglio. Nè giudico questa morte di minor perdita e danno della nostra città, che si sia qualunque altra disavventura pubblica di molte, che noi vedute abbiamo. Come che a lui l'esser morto a questi di ne' quali il caso e la fortuna pare che reggano dissolutamente le umane cose[7], e non più alcun buon governo e giudicio e ordinamento degli uomini, dee essere posto a compiuta somma della sua felicità[8]. Che avendo egli generati molti figliuoli, e vedutogli tutti in prosperissima e disideratissima fortuna, ed essendo già pieno sopr'abbondevolmente di tutte le cose[9], che non può disiderare ed aver care, avendo grandemente e molto più che alcuno altro che oggi viva[10] cittadin suo meritato con la Patria nostra, lo essersi tolto ora dal mondo, il quale poche cose ha, che debbano altrui far caro il vivere[11], a me par più tosto dono di N. S. Dio, che altro, il quale abbia voluto che a lui nessuna cosa manchi, poichè e lunghissima e felicissima vita gli ha dato, e morte opportunissima. Le quali cose da me considerate fanno[12], che io rattempero in gran parte il dolore che la sua partita m'ha recato. E conforto altresì voi, che tempriate il vostro, che ragionemvolmente preso avete della morte di tanto padre. E sì come sete voi per età il maggiore di quattro figliuoli, ch'egli lasciato ha eredi e successori delle sue larghissime ricchezze e della sua chiarissima fama, così vogliate essere il più ardente[13] ad imitare le sue virtù, ed a bene consigliare e giovare alla Patria in luogo di lui. La qual cosa se voi farete, e gli altri vostri fratelli quello faranno, che loro s'apprtien di fare, parimente non dubito, che ed alla Patria non porgiate caro ed opportuno sollevamento di questa sua così grande giattura[14]; vedendosi ella avere quattro Vicarj[15] e quattro esempi della virtù di lui, che potrete ciascun di voi altrettanto adoperar di bene per lei, quanto egli ha operato; ed alla vostra famiglia non siate per accrescere lo splendere, raccendendovi voi stessi, che sete cotanti, a dare a lei chiarezza in vece d'un lume solo[16]. E questo, che io dico, nol dico perciò, che io creda che faccia uopo, conciossiacosachè già avete voi da molti anni per addietro quello preso a fare, che io dico, e gli altri vostri fratelli secondo la loro età già il fanno altresì. Ma dicolo per questo, che il confortavene è un lodare il vostro medesimo proponimento, poscia che voi da voi stessi[17] fate e adoperate quello, a che io vi spingo e inanimo. Rimane che pensiate e crediate, che siccome io della morte di vostro padre ho preso infinito cordoglio, così delle vostre buone e belle operazioni e d'ogni prospero avvenimento della vostra illustre e nobilissima Casa[18] io sia per sentire incomparabile allegrezza e come buon parente, e come vero amico, e come fedel vicin vostro. Sarete contento salutare a nome mio[19] e confortare i vostri magnifici fratelli, e questo stesso a loro profferire di me e promettere, che io a voi prometto e scrivo. State sano. A' 5 d'agosto 1527. Di Padova.
Note
- ↑ Arg. Si duole della morte di suo padre: ne lo consola e lo esorta ad imitarne gli esempi.
- ↑ quare acerbum mihi funus contigevit patris tui venerabilis...
- ↑ es ea qua ipsum semper prosevatus sum reverentis coneci potest,
- ↑ quamque adeo in oculis habuit, non proinquitate...
- ↑ Multe igitur ægerrime id tali...
- ↑ quam hoc seculo es forsitari pluribus superioribus habuerit.
- ↑ quibus mortalia casu fortunaque regi temere videntur, non vero...
- ↑ id maximæ eius felicitati vertendam. Genios enim...
- ↑ cum ei longe abundarent quæ...
- ↑ cum ex æqualibus magnopere multoque magis bene de patria moruerit,
- ↑ nunc mundo excessisse cui perpauca sunt quæ mortalium vitam recreent, divinum potius danum...
- ↑ quæ mihi consideranti magna ex parte lenitur... quo interitus...
- ↑ ...studiosissime imitari...
- ↑ ...tum patriam tanta iactura levare... posse... tum...
- ↑ cum ei sint quatuor paterna virtutis exemplaria,
- ↑ ...aucto familiæ splendore quam non unus sed plures illustrant.
- ↑ quoniam ipsi ea agitis et præstatus ad quom vos...
- ↑ ut postera dimortuum... dolui, nec ita recte alteque agentes, florentemque genitem vestram clarissimum maximum mihi gaudium...
- ↑ Fraterna meo nomine salutes atque horteris velim,