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Raccolta di narrazioni e lettere italiane con note latine/Lettere/112

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112. P. Bembo al Cardinal Farnese[1]. A Roma.


In molte cose molte altre volte ho conosciuto l'amore, che V. S. mi porta, e la benigna e cortese sua natura verso me. Ma ora l'ho veduta vie più apertamente, che giammai[2], e in maggiore e più onorate opportunità e bisogno. Perciocchè avendo io inteso dal M. Carlo Gualteruzzi, N. S. questi di avere avuto in pensiero e in animo di crearmi a Cardinale[3], volendone fare uno a soddisfazione di questa [p. 130 modifica]Repubblica, ho chiaramente compreso cotesto tutto in gran parte addivenire ai prieghi e persuasione di V. S.[4]. Della quale sua cortesia le ne sento si infinito obbligo[5], che non ho parole bastanti a potergliele dimostrare. Laonde ringraziandonela ora con questa poca carta nudamente e semplicemente come io posso[6], serberò nel mio animo la gran somma di questo debito, con fermissima volontà di servirla per tutto il tempo che io ci viverò; di maniera che se io non ho maggiori le forze di quello, che io le sento[7], almeno si paja, ed il mondo conoscer possa, che io al suo così liberale animo verso me, e così in sè valoroso e sublime, non mi renda nè sconoscente, nè ingrato. Di quelli che a questo tempo m'hanno appresso Nostro Signor calunniato non mi dorrò con V. S., estimando[8] che ella da sè conosca, quanto in questa mia età possano essere vere le loro riprensioni. Io, lodata ne sia la divina bontà, mi vivo[9] in quella maniera che deve vivere uno, il quale per la sperienza di molti anni fa che alla vecchiezza non si perdonano quegli errori e quelle trasgressioni, che si concedono alla giovinezza, e il quale ancora soverchiamente sazio delle verie cose del mondo[10] si studia e sollecita di far profitto nelle onorate per finire con più lodevole atto la commedia della sua vita[11]. Alla cui recitazione ho questa grande e popolosa città per teatro[12], che ne può dare ampio e autorevole testimonio. Rendo a N. S. con la qui [p. 131 modifica]inchiusa quelle semplici[13] grazie, che io ora posso della sua cotanta benignità e cortesia, supplicando V. S. ad esser contenta, quando ella andrà a S. S. porgergliele di sua mano[14], se la preghiera mia non è superba; acciocchè quello, che alla lettera manca per mia debolezza, le doni la grande autorità di lei con sua Beatitudine, e gliele faccia grata e accettevole quella mano, che gliele porgerà; la quale io insin di qua inchino e bacio.

A' 28 di dicembre 1538. Di Vinegia.

Note

  1. Arg. Lo ringrazia de' buoni suoi ufficii presso il Pontefice Paolo III, affinchè lo eleggesse Cardinale.
  2. Cum pluries... studium atque humanitatem... tum in præsens, maiori... in re et... apertissime novi.
  3. Cum enim a... acceperim Pontificem Maximum de me, utpote Veneto, Cardinali creando cogitavisse, ut... Reipublicæ...
  4. te potissimam hortante atque auctore id fieri aperte comperi.
  5. qua benignitate in me tua sic adstringor, ut... haud paria...
  6. Tibi igitur qua possum ratione gratias agens pro beneficio,
  7. ...si vires voluntati haus respondent, omnes videant atque cognoscant... me haud ingratum...
  8. ratus te probe noscere quantopers... vel ipsa ætate abhorreant
  9. Ego, quæ Dei existemantis, eam vitam esigo quæ nominem deceat diuturna experientia edoctum...
  10. quique humanarum rerum satis superque pertassus...
  11. Per quanto esatta sia la similitudine, pur sembra poco conveniente, tanto più in bocca del gravissimo Bembo. Ben se ne valse Augusto morente; ma il famoso Imperatore viene appunto giudicato un gran commediante, al quale però la parte regnante non fece e non fa dimenticare quella di triumviro.
  12. cuius quidem testis adest...
  13. quas possum gratias ago...
  14. ...ipse exhibeas, si id licet...