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Raccolta di narrazioni e lettere italiane con note latine/Lettere/144

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144. Francesco Redi al sig. Polidoro.

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144. Francesco Redi al sig. Polidoro[1].


Ho scartabellate[2] l'epistole di Cicerone famigliari, ho lette e rilette quelle ad Attico, non ho lasciate a dietro quelle di Plinio, ho meditate con devozione quelle de' Ss. Basilio e Girolamo, ho fatta l'idea[3] del segretario del Zucchi, di Panfilio Persico e del Sansovino; ho fatta serie reflessione sopra quelle del Peranda, Annibal Caro, Pietro Aretino, Visdomini, cardinal Bentivoglio, Gabrielli e cento mila altri antichi e moderni: e pure non mi è stato possibile il trovare un luogo topico[4] da potere scriver lettere agli amici fuori di proposito, e senza averne il soggetto: che però ho tralasciato fino ad ora di scrivere a V. S., caro il mio Polidoro. Ma ecco che improvvisamente scuto più che di trotto venirmi addosso il santo Natale: sicchè, teso un laccetto all'occasione[5], non me la son lasciata scappar di mano:

Onde rivolto al ciel gridare io voglio;
   Oh! Feste ben venute, o Feste sante,
   Che m'avete cavato d'un imbroglio

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Le auguro a V. S. felicissime. Sta mo a quello che fa le minestre[6] il concederle; ma se gliele ha da concedere conforme il merito, e secondo che io gliele desidero, eh ehi! non basterà farla degl'Indi e Nabatei arcimonarca[7]. E qui vi lasciò con la pace del Signore.

Note

  1. Arg. Scherzo epistolare per le feste del Santo Natale.
  2. Ciceronis epistolas ad familiares lectitavi, ad Atticam versavi,
  3. ...animo informavi;
  4. nec tamen inopportunarum inaniumve ad amicos epistolarum topica inveni;
  5. quare occasionem arripui.
  6. Iam illud nunc restat ut auctor scilicet felicitatia eam petentibus concedat; quæ quidem si pro meritis...
  7. ...regnum omnium principem...