Raccolta di narrazioni e lettere italiane con note latine/Narrazioni/100
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100. Eroismo di Pietro Micca (29-30 agosto 1706).
I Francesi che vivamente oppugnavano Torino, avevano ordinato un nuovo assalto pei trenta d'agosto, ma ai ventinove poco mancò che per sorpresa[1] non conseguissero ciò che coll'armi procurare agognavano. Un'azione rara fra le più rare, virtuosa fra le più virtuose, meritoria fra le più meritorie e degna di essere con ogni onore per tutti i secoli celebrata[2], fu della loro ingannata speranza bella ed alta cagione. Uomo plebeo la fece, perciò non fu stimata nè premiata come e quanto valse[3]. Essendo le mura lacere pei passati assalti, gli assediati temevano di qualche sorpresa notturna; onde grandi fuochi la notte nel fosso ed innanzi alle brecce[4] accendevano; il che serviva eziando ad impedire in quei luoghi l'opere dei minatori nemici sotto terreni da tanti incendii affocati. Ma tale cautelarsi non giovò tanto che la notte del 29 agosto (forse Iddio volle per speciale decreto, che in quel momento il coraggio francese e la virtù piemontese maravigliosamente spiccassero) cento granatieri[5] francesi non riuscissero nel fosso della piazza senza essere veduti nè sentiti dalle guardie della muraglia, e non si accostassero alla porticciuola della cortina[6] per opprimervi la guardia esterna ed occuparne l'entrata. Il luogo era stato minato[7] pel caso di un assalto generale, ma la mina, benchè carica, non era ancora munita del necessario artifizio onde l'accenditore avesse tempo di salvarsi. Il pericolo era grave ed imminente. Un ufficiale ed un soldato minatore, per nome Pietro Micca della terra d'Andorno nel Biellese, intenti all'opre stavano nella galleria della mina nell'atto stesso che i Francesi minacciavano la porta. Credettero perduta la piazza, se i nemici si impadronivano di quell'entrata[8]; perciocchè veramente per lei nell'interno del recinto si apriva l'adito. Già la guardia sorpresa[9] e dal numero sopraffatta, era andata dispersa, e già i granatieri di Francia, cresciuti d'ardire e di numero, rotta la prima porta o cancello di quella sotterranea via, contro la seconda, ultimo e solo ostacolo che restava, si travagliavano, e lei scuotevano, e con le scuri e con le leve e coi conii di schiantare s'argomentavano[10]; ma non Pietro Micca si stette. In quell'estremo momento: Salvatevi, all'ufficiale che gli era vicino disse, salvatevi, e me solo qui lasciate, che questa mia vita alla patria consacro[11]; solo vi prego di pregare il governatore, perchè abbia per raccomandati i miei figliuoli e la mia moglie, i quali, non saranno pochi minuti scorsi[12], più padre nè marito avranno. L'ufficiale, l'eroica risoluzione ammirando, si allontanò. Poichè il devoto[13] minatore in sicuro il vide, diede fuoco alla mina, ed in aria mandò il terreno soprapposto, e se stesso e parecchie centinaia di granatieri francesi che già l'avevano occupato. Micca fu trovano morto sotto le rovine della mina, ed in poca distanza dal fornello[14]. Micca felice per aver salvato la patria, più felice ancora se più libera e più riconoscente patria trovato avesse! Seppesi il mirabil caso per voce dello scampato ufficiale: le ruine stesse coll'esposto cadavere parlarono[15]. Al romore la città tutta destossi e si scosse; accorsero le guardie, lo scompigliato muro con più soldati assicurarono. Torino fu salvo quel giorno; perchè, se non era del generoso Biellese[16], nissun Eugenio, nè nissun Vittorio Amedeo il salvavano, e l'opera loro veniva indarno. Da lui la corona ducale fu conservata, e la regia[17] posta in capo ai principi di Savoia.
Il nostro storico, vergognando di aver a narrare come venisse ricompensata la famiglia dell’eroico liberatore, alla quale furono statuite due rate di pane[18] militare in perpetuo, come se si trattasse solamente di saziar la fame di chi portava il nome di un eroe, così esclama pieno di nobile sdegno: Il pane si dà ai poveri, non ai gloriosi. Che pane, che pane! Ripeto che ho vergogna. Ma Micca era plebeo; la ricompensa data, o piuttosto l’oltraggio fatto a chi il suo nome portava, denota il caso[19] che si faceva in Piemonte a quei tempi dei popolani. A’ giorni nostri si conobbe l’indecenza. Cercossi[20] (miserabil case, che cercare si dovesse) l’ultimo rampollo della famiglia del Micca, un vecchio assai di tempo, che se ne viveva, a sè medesimo ed agli altri sconosciuto, nelle sue montagne. Il fecero venire[21] a Torino, e d’un abito di sergente artigliere il vestirono. Poco capiva quel che si volessero[22]; il suo idiotismo pruovava l’antica ingratitudine. Il corpo degl’ingegneri fece coniare[23] una medaglia in onore di Pietro Micca, tardo testimonio di una virtù che ha poche pari. La data della medaglia onora chi la procurò, disonora chi tardò. Ahi! pur troppo freddi furono gli scrittori contemporanei ed i moderni che di cotesto fatto parlarono! ahi! troppo restii sono gli uomini alla gratitudine!
C. Botta.
Note
- ↑ parum abfuit quin depreficant id amitterant quod armis...
- ↑ ...quavis ætate celebranda, splendide eos decepit.
- ↑ nec pro merito æstimata...
- ↑ ante diruta mœnia...
- ↑ centum fialli iaculatores in arcis fossam evaderent, quin...
- ↑ ad cortinæ estiobint...
- ↑ ...suffossus in aggressionum...
- ↑ arx foret amissa si illo aditu potirentur hostes,
- ↑ Stationes deprehensæ atque hostium numero oppresse... et iaculatores...
- ↑ ...securibus, vectibus, cuneis eveller conabantur;
- ↑ patriæ vitam devoveo; hoc unum
- ↑ ut filios uxoremque mox patre et viro arbos futuros habeat commendatos.
- ↑ ...devotos cunicularias miles,
- ↑ haud longe a forniculis.
- ↑ Factum sane morum ordinum dittoris qui si periculo eraserat voce vulgatum ruinæ cum cadavere testatæ sunt.
- ↑ Ab strenuo Bugellensi stetit, ut illo die... non enim Eugenius, neque... quorum irriti cessissent canatus.
- ↑ Per ipsum ducalem coronas servarunt, per ipsum regiam conser Sabaudiæ principes.
- ↑ ...militaris panis duplex diarium, esurienti non heroi par præmium...
- ↑ quanti in Subalpinis haberentur tanc temporis plebes homines.
- ↑ Rei indignitate... comperta, quæstum est (hoc nempe tristis fortunæ secessit) de ultima Miccæ nobile, acte abile provecta...
- ↑ Taurinum accitum centuriæ manuballistariorum instructoris veste...
- ↑ quid sibi hoc vellet ignorabat.
- ↑ Macchinatorum Collegium Petro Miccæ nomima culendum curavit... qui quidem recens honor curanti gloriæ, retardanti dedecori vertitur.