Raccolta di narrazioni e lettere italiane con note latine/Narrazioni/15
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15. Principio della tirannide del Duce d'Atene in Firenze (1325)
La perdita di questa città (Lucca), come in simili casi avviene sempre, fece il popolo di Firenze contra quelli che governavano sdegnare[1], ed in tutti i luoghi e per tutte le piazze pubblicamente gl'infamavano, accusando l'avarizia ed i cattivi consigli loro. Erasi nel principio di questa guerra data autorità a venti cittadini d'amministrarla[2], i queli messer Malatesta da Rimini per capitano dell'impresa eletto avevano. Costui con poco animo e meno prudenza l'aveva governata; e perchè eglino avevano mandato a Roberto re di Napoli per aiuti[3], quel re aveva mandato loro Gualtieri duca d'Atene, il quale, come vollero i cieli, che al mal futuro le cose preparavano, arrivò in Firenze in quel tempo appunto[4] che l'impresa di Lucca era al tutto perduta. Ondechè quelli Venti veggendo sdegnato il popolo, pensarono[5], con eleggere nuovo capitano, quello di nuova sepranza riempiere, e con tale elezione o frenare, o torgli le cagioni di calunniargli. E perchè ancora avesse cagione di temere, e il duce d'Atene gli potesse con più autorità difendere, prima per conservatore, e dipoi per capitano delle loro genti d'arme lo elessero. I grandi, i quali per le cagioni dette di sopra vivevano malcontenit, ed avendo molti di loro conoscenza con Gualtieri, quando altre volte in nome di Carlo duce di Calabria aveva governato Firenze, pensarono che fosse venuto tempo[6] di potere con la rovina della città spegnere l'incendio loro, giudicando non avere altro modo a domare quel popolo, che gli aveva afflitti, che ridurisi sotto un principe, il quale conosciuta la virtù dell'una parte e l'insolenza dell'altra, frenasse l'una e l'altra rimunerasse[7]. A che aggiugnevano la speranza del bene che ne porgevano i meriti loro, quando per loro opera egli acquistasse il principato. Furono pertanto in segreto più volte seco[8], e lo persuasero a pigliare la signoria del tutto, offrendogli quelli aiuti che potevano maggiori. All'autorità e conforti di costoro s'aggiunse quella[9] d'alcune famiglie popolane, le quali furono Peruzzi, Acciaiuoli, Antellesi e Bonaccorsi, i quali gravati di debiti, non potendo[10] del loro, desideravano di quel d'altri ai debiti loro soddisfere, e con la servitù della patria dalla servità dei loro creditori liberarsi. Queste persuasioni accesero l'ambizioso animo del duca di maggior desiderio del dominare, e per darsi riputazione[11] di severo e giusto, e per questa via accrescersi grazia nella plebe, quelli che avevano amministrata la guerra di Lucca perseguitava, ed a messer Giovanni de' Medici, Naddo Buccelai e Guglielmo Altoviti tolse la vita, e molti in esilio, e molti in denari ne condannò[12].
Mach.
Note
- ↑ indignationem excitavit
- ↑ Incepti belli gerendi vigintiviris potestas demandata qui...
- ↑ Robertum... ausilia rogaverant qui...
- ↑ tunc nempe pervenit quom Lucæ recuperanda spes nulla amplius superesset.
- ↑ at indignatum in se popolum sedarent, novum elegere ducem, qui ratiode futurum at se calumniandit libidinem aut compescerent aut auferent.
- ↑ tempus adventus rasi quo cupiditatem suarum esto patria conflagraret...
- ↑ pro meritis remuneraret: pramiis super allecti quæ se consecutaros sperabant, si...
- ↑ Cum ipso igitur clam sœpe egerunt...
- ↑ Idem suadebant atque hortabantur populares familiæ...
- ↑ quæ de suo non possent de alienæ solvere et patriæ servitute suam a creditoribus libertatem mercari avebant.
- ↑ at severi iustique nomen indeque auram popularem captaret...
- ↑ complures exitio, complures pecunia multavit.