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Raccolta di narrazioni e lettere italiane con note latine/Narrazioni/21

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21. Volterra si ribella da Firenze (1472)


Fu trovata nel contado di Volterra da alcuni di quelli cittadini una cava d'allumi[1], della quale cognoscendo quelli l'utilità, per aver chi con i danari gli aiutasse e con l'autorità gli difendesse, ad alcuni cittadini fiorentini s'accostarono[2], e degli utili che di quella si traevano, gli furono partecipi. Fu questa cosa nel principio, come il più delle volte delle imprese nuove interviene, dal popolo di Volterra situata poco; ma col tempo cognosciuto l'utile, volse rimediare a quello tardi[3] e senza frutto, che a buonora facilmente avrebbe rimediato. Cominciossi nei consigli loro ad agitare la cosa, affermando non essere conveniente[4], che una industria trova nei terreni pubblici in privata utilità si [p. 23 modifica]converta. Mandarono sopra questo oratori a Firenze[5]; fu la causa in alcuni cittadini rimessa, i quali o per essere corrotti dalla parte, o perchè giudicassero così esser bene[6], riferirono, il popolo Volterrano non volere le cose giuste, desiderando privare i suoi citadini delle fatiche e industrie loro, e perciò ai privati, non a lui quelle alumiere appartenevano, ma esere ben conveniente che ciascuno anno[7] certa quantità di danari pagassero in segno di ricognoscerlo per superiore. Questa risposta fece non diminuire, ma crescere[8] i tumulti e gli odj in Volterra, e niuna altra cosa non solamente nei loro consigli, ma fuora per tutta la città s'agitava; richiedendo l'universale quello che pareva gli fosse stato tolto, e volendo i particolari conservare quello che s'avevano prima acquistato, e dipoi era stato loro dalla sentenza dei Fiorentini confermato. Tanto che in queste dispute furono morti parecchi cittadini e le loro case saccheggiate ed arse; e da quello impeto medesimo mossi, con fatica[9] dalla morte de' rettori, che quivi erano per il popolo fiorentino, s'astennero.

Mach.

  1. aluminis fodina in Volterrano reperta fuit a civitatis qui...
  2. quosdam Florentinus in societatem vocarunt et furi iude percipiendi participes.
  3. utilitati demum perspecta sera frustate occorendum statuit.
  4. iniquam vitam publici agri fractum in privatorum utilitatem podere,
  5. Oratoribus ad id Florentiam mesis, res quibosdam civibus...
  6. usquam censerent.
  7. at quotannis quædam pecunia vis daretur, qua illius iura essent testata.
  8. metus et odia... non maluit, auxit.
  9. rectoribus... vix temperatem...