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Raccolta di narrazioni e lettere italiane con note latine/Narrazioni/26

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26. La città di Aquila è cagione di guerra tra il Papa ed il re di Napoli (1485).
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26. La città di Aquila è cagione di guerra tra il Papa ed il re di Napoli (1485).


Era la città dell'Aquila in modo sottoposta al regno di Napoli[1], che quasi libera viveva. Aveva in essa assai riputazione[2] il conte di Montorio. Trovavasi propinquo al Tronto con le sue genti d'arme il duce di Calavria, sotto colore[3] di voler posare certi tumulti, che in quelle parti intra i paesani erano nati; e disegnando ridurre l'Aquila interamente all'obbedienza del re, mandò per il conte di Montorio, come se se ne volesse servire[4] in quelle cose che allora praticava. Ubbidì il conte senza alcuno sospetto, ed arrivato dal duca fu fattoprigione da quello e mandato a Napoli. Questa cose come fu nota all'Aquila, alterò tuta quella città, e prese popolarmente[5] l'arme, fu moro Antonio Concinello, e con quello alcuni cittadini, i quali erano cognosciuti a quella maestà[6] partigiani. E per avere gli Aquilani chi nella ribellione gli difendesse, rizzarono le bandiere della Chiesa, e mandarono oratori al papa a dare[7] la città a loro, pregando quello che come cosa sua contra alla reggia tirannide gli aiutasse. Prese il Pontefice animosamente la loro difesa.

Mach.

Note

  1. ea ratione... parebat ut pene sui iuris esset.
  2. auctoritate plurimum valebat comes Montorius.
  3. tamquam metus quosdam... compositurus cosederat ad Truentam;
  4. comitem acciverat eius veluti usurus opera in moribus sedandis
  5. armis publice sumptis oppure armati.
  6. quos regis partibas stadere cognoverant.
  7. oratoribus missi Postinerem rogarent et irterna seque in adem reciperet, atque...